1 Aprile 2026
/ 1.04.2026

Abissi ancora sconosciuti: oltre 110 nuove specie emergono dal Mar dei Coralli

Una spedizione scientifica al largo dell’Australia rivela la biodiversità nascosta tra 200 e 3.000 metri di profondità, mentre cresce l’urgenza di proteggerla

Più si scende in profondità, meno sappiamo cosa stiamo perdendo. È quello che ci raccontano gli abissi del Mar dei Coralli, al largo del Queensland (Australia), dove una spedizione scientifica ha portato alla luce più di 110 nuove specie tra pesci e invertebrati. Un numero destinato a crescere: secondo i ricercatori, potrebbe superare quota 200 una volta completate le analisi genetiche.

L’esplorazione, durata 35 giorni, ha interessato una delle aree marine protette più estese al mondo, un milione di chilometri quadrati a est della Grande Barriera Corallina. Qui, tra i 200 metri e i 3 chilometri di profondità, si estende un ecosistema ancora in gran parte sconosciuto.

Un laboratorio negli abissi

Gli esemplari raccolti dalla nave da ricerca Investigator del CSIRO – l’agenzia governativa australiana responsabile della ricerca scientifica – sono stati studiati in quello che gli scienziati descrivono come uno dei più grandi workshop tassonomici mai organizzati in Australia. Un lavoro che combina osservazione diretta e analisi genetiche, indispensabili soprattutto per gli invertebrati più difficili da distinguere a occhio nudo.

Tra le scoperte più rilevanti figurano nuove specie di razze, una manta, uno squalo gatto di profondità e una chimera, animale cartilagineo imparentato con squali e razze. Creature adattate a condizioni estreme e che presentano corpi scuri, movimenti lenti, strutture anatomiche minimali.

Biodiversità invisibile

Accanto ai pesci, un universo altrettanto ricco di invertebrati: ofiure simili a stelle marine, anemoni, spugne e granchi. Organismi spesso trascurati, ma fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi. Alcuni anemoni identificati potrebbero rappresentare specie completamente nuove, un dato che conferma quanto poco si conosca della biodiversità profonda.

Il punto critico è proprio questo: la scoperta è la norma quando si esplorano ambienti ancora poco studiati. Gli abissi restano una delle ultime frontiere biologiche del Pianeta.

Conoscere prima che sia tardi

Il valore scientifico di queste missioni si intreccia con una crescente urgenza ambientale. Il Mar dei Coralli, come molte altre aree oceaniche, sta cambiando rapidamente. Le temperature superficiali sono oggi ai livelli più alti mai registrati, circa mezzo grado in più rispetto a pochi decenni fa.

A questo si aggiungono pressioni dirette: pesca intensiva, progetti di estrazione mineraria in acque profonde, impatti indiretti del cambiamento climatico. Minacce che rischiano di colpire ecosistemi ancora non descritti.

Gli scienziati insistono su un principio semplice: non si può proteggere ciò che non si conosce. Le nuove specie scoperte sono state distribuite tra musei e istituti di ricerca, dove resteranno come riferimento per studi futuri. Una banca dati biologica che potrebbe rivelarsi decisiva.

La spedizione nel Mar dei Coralli restituisce una fotografia doppia: da un lato la straordinaria ricchezza della vita marina profonda, dall’altro la sua vulnerabilità. Ogni nuova specie identificata è una tessera che si aggiunge a un mosaico ancora incompleto.

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