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Abruzzo, Salvini incassa fair play Meloni e ora guarda a Chenga

11.03.2024

Fino alle Europee nessun cambio di linea: in Parlamento Lega determinante, altro che fanalino di coda

Milano, 11 mar. (askanews) – Si ferma al 7,5% la Lega in Abruzzo: lontanissima da Fratelli d’Italia, lontana dal Pd, quasi doppiata da Forza Italia che va oltre il 13%. Ma per Matteo Salvini si tratta di un “buon risultato”, perchè “superiamo il M5s”. I numeri delle ultime tornate elettorali sono un ricordo: era al 27,5% alle ultime Regionali, e comunque l’8,3% alle politiche di un anno e mezzo fa. Un trend che non accenna ad arrestarsi, ma che neanche produce scossoni nel Carroccio, nella leadership del segretario, e nell’atteggiamento verso la coalizione: “Avanti col nostro buon governo”, dice Salvini, prima ancora del pranzo a palazzo Chigi con gli alleati per rinsaldare l’immagine di una una maggioranza coesa.

In via Bellerio certo non si gioisce, ma si è consapevoli che ora il vento è tutto nelle vele di Giorgia Meloni: “Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito al boom dei Cinque Stelle, del Pd di Renzi, della stessa Lega di Salvini, ora è il momento della Meloni. Ma il vento può anche girare velocemente”, si consola un parlamentare leghista, pur sapendo che alle prossime Europee difficilmente andrà meglio. Per questo l’ex deputato Paolo Grimoldi, tra i pochi critici di Salvini, si chiede: “Aspettiamo il tracollo delle Europee o cambiamo finalmente nome togliendo ‘Salvini Premier’?”.

Una richiesta che pare destinata a cadere nel nulla: intorno a Salvini i suoi fanno quadrato. E chi nella Lega ci sta da sempre, ragiona così: “Le critiche arrivano solo da ‘ex’, da chi non è stato ricandidato o non è stato riconfermato in qualche consiglio d’amministrazione… Nella Lega ci sono cento parlamentari, 200 consiglieri regionali, altre centinaia di sindaci. E nessuno contesta la linea del segretario”.

Al momento l’atteggiamento sembra quello di chi vuole aspettare che passi la piena: “Al Sud lo ‘sbarco’ non è riuscito, ma lo zoccolo duro c’è ancora, dall’Emilia e dalla Toscana in su: il 6-7% lo avremo sempre e comunque. E ora la Meloni ha un voto d’opinione altissimo, ma radicamento sul territorio non ne ha, nè ha classe dirigente per amministrare”. La convinzione dei salviniani, allora, è che nel tempo lungo “potranno arrivare risultati migliori: noi lavoriamo sul territorio, Salvini apre un cantiere al giorno, i nostri ministri e i nostri sottosegretari consolidano il nostro radicamento: tornerà a splendere il sole”. Anche a livello internazionale: “Vedremo se ci sarà davvero una nuova maggioranza Ursula, e vedremo se non vincerà Trump negli Usa: a quel punto non è detto che Meloni prenderà ancora i baci sulla fronte…”.

Quanto all’immediato, il Carroccio continuerà a marcare le sue differenze e a cavalcare tutti i temi su cui la presidente del Consiglio dovrà invece scegliere atteggiamenti più “moderati”. Ma contiunuando a rimarcare, come atto oggi in tutte le dichiarazioni, l’uinità della coalizione e la prospettiva di legislatura. Sapendo che “abbiamo 100 parlamentari, non ci possono di certo sostituire con Renzi e Calenda, nè ridimensionare il nostro peso nel governo”. Stesso discorso per l’Autonomia: “Non temiamo sgambetti, ma se qualcuno volesse rallentarla o addirittura farla saltare, vorrà dire che andrà tutto gambe all’aria…”.

Insomma, cambiamenti in vista non ce ne sono: la linea di Salvini resta quella tracciata con i compagni di strada di Identità e Democrazia: tanto che l’altro tweet del giorno il segretario lo dedica all’affermazione dell’estrema destra di Chenga in Portogallo, “soli contro tutti”: per Salvini “il vento del cambiamento soffia forte in tutta Europa, aspettando il 9 giugno”. Mentre nella Lega chi potrebbe contendere la leadership a Salvini, da Giorgetti a Zaia, a Fedriga, non si fa avanti.

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