24 Gennaio 2026
/ 23.01.2026

Al via la transizione verso gli allevamenti senza gabbie

Il Fondo per la transizione verso allevamenti senza gabbie è legge da fine dicembre, ma il dibattito non si spegne: i fondi sono limitati e la transizione è tutta da costruire

È passato quasi un mese dall’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026 e il Fondo per la transizione verso allevamenti senza gabbie è ormai realtà normativa. Il tempo sufficiente perché l’entusiasmo iniziale lasci spazio a una valutazione più concreta: il segnale politico c’è, ma l’impianto resta fragile.

La misura, istituita a fine dicembre, rappresenta il primo finanziamento pubblico italiano dedicato esclusivamente al superamento delle gabbie negli allevamenti. Un precedente importante, che rompe una lunga inerzia istituzionale, ma che per ora non incide in modo sostanziale sulla struttura del settore zootecnico.

Cosa prevede il Fondo oggi

Il Fondo, incardinato presso il ministero dell’Agricoltura, mette a disposizione 500 mila euro per il 2026 e un milione di euro all’anno a partire dal 2027. Le risorse sono destinate agli allevatori che scelgono di avviare la riconversione dei propri impianti, eliminando progressivamente le gabbie.

L’emendamento che lo ha istituito porta la firma della senatrice Domenica Spinelli ed è stato co-firmato da parlamentari di quasi tutto l’arco politico. Una convergenza che conferma come il tema del benessere animale non sia più marginale nel confronto parlamentare.

Un risultato costruito nel tempo

Il Fondo non nasce per caso. È l’esito di un lavoro portato avanti negli anni dalle organizzazioni animaliste e dalla coalizione End the Cage Age Italia, che ha spinto il tema dentro le istituzioni con iniziative pubbliche e interlocuzioni dirette con il Parlamento. Un percorso riconosciuto anche da Essere Animali, che parla di “primo passo” dopo anni di pressione politica e sociale.

Sulla stessa linea CIWF Italia (Compassion in World Farming), che sottolinea come il finanziamento rappresenti una novità assoluta nel panorama italiano, ma anche come la dotazione economica sia stata ridimensionata rispetto alle ipotesi iniziali, molto più ambiziose.

Numeri che non tornano

Il nodo centrale resta quello delle risorse. In Italia oltre 40 milioni di animali vengono ancora allevati in gabbia ogni anno. La riconversione degli impianti richiede investimenti strutturali, tempi lunghi e un sostegno economico continuativo. Con le cifre attuali, il Fondo rischia di non coprire nemmeno le esigenze di una singola azienda di medie dimensioni.

È questo il punto su cui insistono le associazioni: il Fondo è un segnale politico rilevante, ma non può reggere da solo il peso della transizione. Senza un rafforzamento progressivo, resta uno strumento simbolico più che trasformativo.

Una domanda sociale ormai chiara

La pressione non arriva solo dalle organizzazioni. I dati Eurobarometro indicano che il 91% dei cittadini italiani è contrario all’uso delle gabbie negli allevamenti. A livello europeo, l’Iniziativa dei cittadini “End the Cage Age” ha raccolto 1,4 milioni di firme, chiedendo una legislazione comune che superi definitivamente questo modello.

In attesa di scelte vincolanti da Bruxelles, il Fondo cage-free resta un banco di prova per la politica nazionale. È una misura che esiste, è scritta in legge e può essere rafforzata. La distanza tra consenso sociale e strumenti messi in campo, però, è ancora evidente.

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