9 Febbraio 2026
/ 9.02.2026

Api in ufficio, la nuova frontiera del benessere aziendale

Nel Regno Unito sempre più aziende installano alveari in ufficio per il benessere dei dipendenti. Un fenomeno che unisce natura, comunità e interrogativi ambientali

Il ronzio discreto delle api sta entrando negli uffici britannici come nuovo strumento di welfare aziendale. Nel Regno Unito, datori di lavoro e apicoltori professionisti collaborano per installare alveari su tetti, cortili e parcheggi, trasformando spazi urbani anonimi in piccoli ecosistemi produttivi. L’obiettivo dichiarato è duplice: migliorare il benessere mentale dei dipendenti e ricostruire legami comunitari in un contesto a volte segnato da burnout.

Secondo gli apicoltori coinvolti nei progetti, la domanda è in forte crescita. Emma Buckley, amministratrice delegata di Buckley’s Bees, parla di un’espansione rapida, con clienti nel Regno Unito e all’estero e nuove assunzioni per far fronte alle richieste. “La nostra motivazione è migliorare la salute mentale delle persone, che i datori di lavoro comprendono sempre di più essere strettamente legata alla natura”, ha spiegato al Guardian. I workshop in pausa pranzo, le telecamere dentro gli alveari e persino le dirette streaming nelle sale relax raccontano un’idea di ufficio che prova a uscire dalla dimensione esclusivamente digitale.

Api, team building e identità aziendale

Per molte imprese, l’alveare è anche uno strumento narrativo. Chris Payne, co-fondatore di Green Folk Recruitment, vede nell’organizzazione delle api un modello simbolico: “Se ogni organizzazione funzionasse come un alveare, con obiettivi condivisi e guidati da uno scopo, un processo decisionale decentralizzato in cui gli individui agiscono in autonomia per il bene collettivo e una comunicazione onesta, sarebbe davvero un’azienda di grande successo”. Le sue parole sintetizzano l’uso metaforico dell’apicoltura come paradigma di cooperazione e responsabilità.

Mark Gale, fondatore di BeesMax Ltd, ha descritto al quotidiano inglese l’esperienza come “rilassante, istruttiva e stranamente unificante”, capace di portare i dipendenti lontano dagli schermi e verso un’attività condivisa e concreta. In edifici come il QEII Centre di Londra o negli hotel DoubleTree by Hilton, l’alveare diventa un catalizzatore di relazioni, qualcosa che rompe la routine e costruisce identità collettiva.

Benefici, ma anche interrogativi ambientali

Accanto all’entusiasmo cresce però un dibattito. Ecologi e associazioni ambientaliste avvertono che l’aumento delle colonie di api mellifere gestite, soprattutto in contesti urbani, può creare competizione con gli insetti selvatici per nettare e polline, in territori già poveri di risorse naturali. Damson Tregaskis, fondatrice di Hive5 Manchester, riconosce il rischio: “Conosco grandi aziende che si sono dimostrate interessate, ma la loro motivazione è stata, per usare un termine più appropriato, il greenwashing”.

Anche Buckley richiama studi che segnalano possibili effetti negativi sulla biodiversità locale e sottolinea la necessità di evitare installazioni in aree già sature di alveari. Il fenomeno degli apiari aziendali nasce così dall’incontro tra due urgenze contemporanee: la ricerca di benessere nei luoghi di lavoro e il bisogno di mostrarsi attenti all’ambiente. Tra benefit autentico, marketing ambientale e responsabilità ecologica, il ronzio delle api negli uffici britannici racconta un cambiamento culturale ancora in fase di definizione, che chiede di essere osservato con attenzione, oltre l’effetto suggestione.

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