Il ronzio discreto delle api sta entrando negli uffici britannici come nuovo strumento di welfare aziendale. Nel Regno Unito, datori di lavoro e apicoltori professionisti collaborano per installare alveari su tetti, cortili e parcheggi, trasformando spazi urbani anonimi in piccoli ecosistemi produttivi. L’obiettivo dichiarato è duplice: migliorare il benessere mentale dei dipendenti e ricostruire legami comunitari in un contesto a volte segnato da burnout.
Secondo gli apicoltori coinvolti nei progetti, la domanda è in forte crescita. Emma Buckley, amministratrice delegata di Buckley’s Bees, parla di un’espansione rapida, con clienti nel Regno Unito e all’estero e nuove assunzioni per far fronte alle richieste. “La nostra motivazione è migliorare la salute mentale delle persone, che i datori di lavoro comprendono sempre di più essere strettamente legata alla natura”, ha spiegato al Guardian. I workshop in pausa pranzo, le telecamere dentro gli alveari e persino le dirette streaming nelle sale relax raccontano un’idea di ufficio che prova a uscire dalla dimensione esclusivamente digitale.
Api, team building e identità aziendale
Per molte imprese, l’alveare è anche uno strumento narrativo. Chris Payne, co-fondatore di Green Folk Recruitment, vede nell’organizzazione delle api un modello simbolico: “Se ogni organizzazione funzionasse come un alveare, con obiettivi condivisi e guidati da uno scopo, un processo decisionale decentralizzato in cui gli individui agiscono in autonomia per il bene collettivo e una comunicazione onesta, sarebbe davvero un’azienda di grande successo”. Le sue parole sintetizzano l’uso metaforico dell’apicoltura come paradigma di cooperazione e responsabilità.
Mark Gale, fondatore di BeesMax Ltd, ha descritto al quotidiano inglese l’esperienza come “rilassante, istruttiva e stranamente unificante”, capace di portare i dipendenti lontano dagli schermi e verso un’attività condivisa e concreta. In edifici come il QEII Centre di Londra o negli hotel DoubleTree by Hilton, l’alveare diventa un catalizzatore di relazioni, qualcosa che rompe la routine e costruisce identità collettiva.
Benefici, ma anche interrogativi ambientali
Accanto all’entusiasmo cresce però un dibattito. Ecologi e associazioni ambientaliste avvertono che l’aumento delle colonie di api mellifere gestite, soprattutto in contesti urbani, può creare competizione con gli insetti selvatici per nettare e polline, in territori già poveri di risorse naturali. Damson Tregaskis, fondatrice di Hive5 Manchester, riconosce il rischio: “Conosco grandi aziende che si sono dimostrate interessate, ma la loro motivazione è stata, per usare un termine più appropriato, il greenwashing”.
Anche Buckley richiama studi che segnalano possibili effetti negativi sulla biodiversità locale e sottolinea la necessità di evitare installazioni in aree già sature di alveari. Il fenomeno degli apiari aziendali nasce così dall’incontro tra due urgenze contemporanee: la ricerca di benessere nei luoghi di lavoro e il bisogno di mostrarsi attenti all’ambiente. Tra benefit autentico, marketing ambientale e responsabilità ecologica, il ronzio delle api negli uffici britannici racconta un cambiamento culturale ancora in fase di definizione, che chiede di essere osservato con attenzione, oltre l’effetto suggestione.
