26 Marzo 2026
/ 26.03.2026

Ara Pacis, il passato si accende di luce

Visite serali immersive al museo sul Lungotevere: il monumento simbolo dell’età augustea torna a mostrarsi nei suoi colori originari grazie al videomapping. L’altare torna a “parlare”: un viaggio tra mito, politica e archeologia, guidato dalla tecnologia

L’Ara Pacis non è mai stata così viva: colori, luci e suoni restituiscono al monumento l’aspetto che doveva avere duemila anni fa. Il progetto multimediale che debutta in questi giorni trasforma uno dei simboli più celebri della Roma antica in un’esperienza immersiva, pensata per essere vissuta di sera, quando il museo si svuota e l’atmosfera cambia completamente.

La proposta si basa sull’uso del videomapping per ridare al marmo la sua policromia originaria. Quei bassorilievi candidi che oggi associamo all’arte classica, erano infatti tutt’altro che bianchi. Erano colorati, vibranti, pensati per colpire lo sguardo. E ora, grazie alla tecnologia, tornano a esserlo.

Il racconto immersivo: dentro la Roma di Augusto

Il percorso dura circa 45 minuti e si snoda attorno e dentro l’altare, accompagnato da musiche e narrazione. È una costruzione narrativa che prova a ricollocare l’Ara Pacis nel suo contesto originario, nel Campo Marzio settentrionale, dove celebrava la pace raggiunta dopo le campagne militari di Augusto in Spagna e Gallia.

Si parte dalla facciata principale, dove i pannelli raccontano le origini mitiche di Roma e il legame con la gens Iulia. Poi lo sguardo scivola sui dettagli: il Lupercale, con Romolo e Remo sotto il fico, le processioni scolpite, i sacerdoti, i magistrati, la famiglia imperiale. Tutto torna a muoversi, anche se il marmo resta immobile.

Dalla dea Tellus alla Roma imperiale

Uno dei momenti più suggestivi è quello dedicato alla figura di Tellus, la madre terra, rappresentata mentre tiene in braccio due bambini. Con le proiezioni, il suo volto e i suoi abiti riacquistano profondità e colore, rendendo evidente il messaggio simbolico: fertilità, abbondanza, ordine naturale.

Poco distante emerge anche la figura della dea Roma, più austera, quasi a bilanciare il racconto tra natura e potere. Il risultato è un dialogo visivo che restituisce la complessità politica e culturale del programma augusteo, spesso appiattito nella percezione contemporanea.

L’ultima parte del percorso cambia registro e racconta una storia meno nota: quella della scomparsa e del ritrovamento dell’Ara Pacis. Interrata per secoli, riemersa lentamente tra Rinascimento ed età moderna, fino agli scavi sistematici tra Ottocento e Novecento che hanno portato alla ricostruzione attuale.

Cultura e tecnologia: una nuova chiave di accesso

Il progetto, promosso dal Comune di Roma e dalla Sovrintendenza capitolina, punta a un obiettivo chiaro: rendere il patrimonio più accessibile senza banalizzarlo. Non è sempre un equilibrio facile, ma in questo caso il tentativo è riuscito.

Le visite si tengono nei weekend, dalle 20 alle 23, in gruppi limitati a 25 persone. Una scelta che non è solo organizzativa, ma narrativa: meno pubblico significa più immersione.

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