Fuori dal Parlamento di Buenos Aires gridavano “l’acqua è più preziosa dell’oro”. Dentro, la maggioranza votava il contrario.
Il 9 aprile, la Camera dei Deputati argentina ha approvato in via definitiva la riforma della legge sui ghiacciai, superando l’ultimo ostacolo parlamentare dopo il via libera del Senato a febbraio, segnando una svolta nella gestione delle aree glaciali del Paese. La normativa originaria, varata nel 2010, vietava attività minerarie nei ghiacciai e nelle zone perigliaciali. Il nuovo testo promosso dal presidente Javier milei, negazionista del cambiamento climatico di origine antropica, riduce il perimetro delle tutele delle coltri bianche a favore dello sviluppo del settore estrattivo.
Con 137 voti favorevoli, 111 contrari e tre astensioni, la Camera ha dato il via libera a un provvedimento che potrebbe sbloccare oltre 30 miliardi di dollari di investimenti, aprendo una frattura netta tra governo, industria e mondo ambientalista.
La nuova mappa delle tutele
Il cambiamento più rilevante riguarda la definizione delle aree protette. La legge del 2010 stabiliva un divieto generalizzato di attività minerarie anche nelle zone periglaciali, considerate essenziali per la regolazione delle risorse idriche. La riforma restringe la protezione ai soli ghiacciai con “specifiche funzioni idrologiche”, lasciando alle province il compito di identificarli — un potere che in precedenza spettava a un organismo scientifico nazionale.
Secondo il ministro delle Miniere, Luis Lucero, il vecchio impianto normativo introduceva “divieti assoluti” che scoraggiavano investimenti fino a 3 miliardi di dollari per singolo progetto. Il nuovo quadro, nelle intenzioni del governo, garantirebbe maggiore certezza giuridica e competitività internazionale.
Investimenti contro sicurezza idrica
Le stime del settore indicano che circa il 70% dei capitali attesi sarà destinato all’estrazione di rame, oro e argento. Parallelamente, la Banca centrale argentina prevede un possibile triplicamento delle esportazioni minerarie entro il 2030.
Sul fronte opposto, le organizzazioni ambientaliste preparano il contrattacco legale. “Se si rifiutano di ascoltare al Congresso, saranno costretti ad ascoltare nei tribunali”, hanno dichiarato Greenpeace e Fundación Ambiente y Recursos Naturales, denunciando rischi concreti per la sicurezza idrica. Secondo Enrique Viale, presidente dell’Associazione argentina degli avvocati ambientalisti, la riforma potrebbe compromettere l’approvvigionamento idrico per il 70% degli argentini.
L’Argentina conta quasi 17 mila ghiacciai distribuiti lungo la Cordigliera delle Ande, per oltre 8.400 chilometri quadrati. Nelle regioni nord-occidentali, dove si concentra la maggior parte dell’attività mineraria, le riserve si sono già ridotte del 17% nell’ultimo decennio, complice il cambiamento climatico.
Proteste e frattura politica
Durante il lungo iter parlamentare, culminato nel voto di aprile dopo quasi dodici ore di dibattito, migliaia di persone sono scese in piazza a Buenos Aires. Gli slogan — “L’acqua è più preziosa dell’oro” e “Un ghiacciaio distrutto non può essere ricostruito” — sintetizzano il nodo centrale della protesta. Sette attivisti di Greenpeace sono stati arrestati dopo essersi arrampicati su una statua davanti al parlamento e aver srotolato uno striscione che chiedeva ai deputati di non tradire il popolo argentino.
L’opposizione parla di norma incostituzionale e di un potenziale impatto sull’accesso all’acqua per gran parte della popolazione.
Transizione energetica o contraddizione?
La riforma apre all’industria mineraria non solo su rame, oro e argento, ma anche sul litio, elemento oggi cruciale per batterie, pannelli solari e l’intera filiera della transizione energetica globale, di cui l’Argentina è già uno dei principali produttori. Sarebbe una contraddizione clamorosa creare un grave danno ambientale per rimediare a un altro grave danno ambientale. Un paradosso denunciato con chiarezza dagli ambientalisti, che invitano a utilizzare cicli estrattivi puliti per il litio e a puntare sull’economia circolare per riutilizzare quello già in uso.
Con la firma presidenziale attesa a breve, il confronto si sposterà nelle aule giudiziarie. Nel frattempo, sulle montagne di San Juan e Salta, i ghiacciai continuano a ritirarsi.
