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Economia

Bce: inflazione attesa da consumatori eurozona a minimi da 2 anni

06.02.2024

Risultati dell’indagine di dicembre: stimano 3,2% su prossimi 12 mesi

Roma, 6 feb. (askanews) – Continua a calare l’inflazione percepita dai consumatori nell’area euro e ora le aspettative che hanno su quella che sarà la dinamica del carovita sui prossimi 12 mesi sono scese ai livelli più bassi da quasi due anni: al 3,2% risultano ai valori più contenuti dal febbraio del 2022. Lo riferisce la Banca centrale europea sulla base dei risultati della sua indagine sulle aspettative dei consumatori (ECB Consumer Expectations Survey) effettuata a dicembre.

L’istituzione monetaria osserva attentamente le attese che imprese, analisti finanziari e anche i cittadini hanno su quelle che sono le prospettive dei prezzi, perché vuole che restino fermamente ancorate al suo obiettivo di inflazione del 2% sul medio termine.

Secondo l’ultima rilevazione effettuata, l’inflazione percepita dai consumatori dell’eurozona sui passati 12 mesi si è attestata al 6,9%, dal 7,6% registrato a novembre. Il 3,2% di attesa mediana sui prossimi 12 mesi è quindi meno della metà del livello di inflazione percepita sui passati 12 mesi. Secondo l’indagine condotta della Bce l’aspettativa di inflazione più a lungo termine, cioè sulla media dei prossimi tre anni, è invece invece flebilmente risalita al 2,5%, dal precedente 2,4%.

Quest’ultimo dato risente anche dell’allargamento della stessa indagine a cinque nuovi paesi, ovvero Irlanda, Grecia, Austria, Portogallo e Finlandia, che si aggiungono ai sei già monitorati fin dall’inizio (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Italia e Olanda) con cui ora il campione copre il 96% del Pil dell’area euro e il 94% della popolazione. Dato che alcuni dei nuovi paesi hanno dei livelli di inflazione percepita e prevista leggermente più alti da parte dei consumatori, nei consegue un ritocco a rialzo della media generale, che tuttavia non distorce la tendenza generalizzata delle aspettative.

Passando alle altre voci dell’indagine, le aspettative dei consumatori sulla crescita dei redditi nominali sono rimaste invariate all’1,2%; la percezione di crescita della spesa nei passati 12 mesi si è attenuata al 6,8%, dal 6,9% di novembre e dal 7% di ottobre. Le aspettative sulla crescita della spesa nominale per i prossimi 12 mesi sono rimaste stabili al 3,6%, prosegue la Bce.

Sulla crescita economica le aspettative dei consumatori mediane sui prossimi 12 mesi sono rimaste invariate ad un valore negativo dell’1,3% (una attesa, quindi, che risulta decisamente peggiore delle stime di leggera crescita delle principali istituzioni europee e internazionali). Tuttavia le aspettative sulla disoccupazione dei consumatori sempre sui prossimi 12 mesi sono migliorate all’11,2%, dall’11,4% di un mese prima. Comunque indicano una attesa a livelli leggermente peggiori rispetto alla disoccupazione percepita nei precedenti 12 mesi, che risulta del 10,8%. Va ribadito che questi sono dati percepiti o attesi dai consumatori, non quelli misurati dagli istituti di statistica.

Infine su credito e mercato immobiliare va rilevato che la percezione di accesso ai prestiti sui passati 12 mesi risulta inasprita da parte dei consumatori al livello più elevato finora registrato, mentre ci si attende che nei prossimi 12 mesi l’accesso al credito mostri un marginale miglioramento. Una dinamica che potrebbe riflettere il fatto che anche tra i consumatori si percepisce come sia stato raggiunto il picco sui tassi di interesse.

Sempre secondo l’indagine della Bce in media i consumatori prevedono che i prezzi delle case aumentino del 2,2% sui prossimi 12 mesi, un livello più basso del 2,4% registrato nell’indagine di novembre. Su queste poste la Bce precisa che si registrano ampie di divergenze tra paesi (che ovviamente riflettono le situaizoni dei rispettivi mercati immobiliari). Le aspettative sulle rate dei mutui sui prossimi 12 mesi si sono attenuate al 5,3% dal 5,5% di novembre.

Il sondaggio ha coinvolto 19.000 consumatori, a fronte dei circa 16.000 di prima dell’ampliamento. L’istituzione di Francoforte conclude annunciando che dopo l’allargamento dell’indagine a partire da marzo i risultati verranno pubblicati con maggiore rapidità rispetto al mese di riferimento.

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