A Bologna la mobilità sostenibile prende la forma concreta di cinque nuove ciclostazioni vicino alle fermate della metro. Quattrocento posti bici complessivi, accesso autonomo con app, ricarica per e-bike e attrezzi per la manutenzione: è un altro tassello in più del Biciplan comunale per rendere davvero semplice il passaggio dalla bici al treno.
Il progetto è costato 675 mila euro, finanziati in parte dal Comune e per 320 mila euro con fondi europei gestiti dalla Regione Emilia-Romagna. L’obiettivo è sostenere l’intermodalità in una città dove l’uso del Servizio ferroviario metropolitano è in crescita costante, soprattutto sul passante da Pianoro a Porretta, che registra aumenti a doppia cifra.
Dove si trovano e come funzionano
Non sono semplici rastrelliere coperte. Sono spazi chiusi, videosorvegliati, accessibili 24 ore su 24 tramite l’app Bomob dopo aver sottoscritto un abbonamento. Il sistema è completamente automatizzato: si entra con smartphone, si parcheggia la bici in un ambiente protetto e si può anche ricaricare l’e-bike grazie alle prese dedicate. Ci sono anche colonnine per la manutenzione e il gonfiaggio delle gomme.
Il servizio è a pagamento ma con tariffe contenute: tre euro per l’accesso giornaliero, dieci euro al mese, trenta euro l’anno. Un costo che punta a essere sostenibile per chi utilizza la bici come mezzo abituale e non solo per il tempo libero.
Bici e treno, un’alleanza necessaria
Non basta infatti incentivare l’uso della bicicletta se poi manca un luogo sicuro dove lasciarla. Il furto resta uno dei principali deterrenti all’acquisto di mezzi di qualità, soprattutto elettrici. E proprio le e-bike, più costose, rendono ancora più urgente offrire spazi protetti.
Il potenziamento delle ciclostazioni arriva in un momento in cui il Servizio ferroviario metropolitano sta registrando una crescita significativa dell’utenza. Se aumentano i treni e cresce la domanda, diventa cruciale facilitare l’ultimo miglio. Molti ciclisti scelgono la bici per rapidità e praticità: poterla parcheggiare in sicurezza accanto alla stazione rende l’intero spostamento più fluido.
Le ciclostazioni dell’Sfm rappresentano un modello diverso, più leggero e diffuso, pensato per intercettare chi arriva in stazione pedalando dai quartieri o dai Comuni dell’area metropolitana.
Una scommessa culturale prima che tecnica
Infrastrutture come queste funzionano se vengono usate e rispettate. L’accesso non è custodito ma regolato da abbonamento e controllo elettronico. L’idea è responsabilizzare gli utenti e creare una comunità di ciclisti abituali, attenti agli spazi condivisi.
Bologna, che da anni investe su piste ciclabili e mobilità dolce, prova così a colmare uno dei vuoti più evidenti del sistema: il parcheggio sicuro. Perché pedalare va bene, ma sapere dove lasciare la bici senza ansia aiuta.
