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Lavoro

Buoni, ma solo per metà pasto

31.05.2024

Uno solo non basta più per pranzare. Il valore medio di un ticket in Italia basta solo  per pagare il prezzo di metà pranzo o poco più. La misura pensata a sostegno della cittadinanza resta apprezzata, ma servono aggiornamenti. Vediamo come.

C’erano una volta i buoni pasto, strumento utilissimo per i lavoratori chiamati a consumare il pranzo nella spesso breve pausa che spezza un turno quotidiano. E oggi esistono ancora: peccato che inflazione e carovita ne abbiano messo pesantemente a repentaglio il senso. Soprattutto se si punta a usarne “solo” uno per poter mangiare come si dovrebbe.
La contemporaneità offre, infatti, un quadro che sconfessa lo spirito originario di questa misura. Lo spiega chiaramente «L’impatto sociale ed economico dei buoni pasto», ricerca svolta dalla Altis Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore su iniziativa della Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto). Ciò che è emerso è un vero e proprio atto di denuncia: ossia che un ticket non ha più il valore di un pranzo completo.

I numeri parlano chiaro: i buoni pasto, in Italia, hanno oggi un valore medio di 6,75 euro. Secondo il 66% degli intervistati, però, questa cifra è appena sufficiente per coprire dal 50% all’80% dell’attuale costo di un pasto consumato fuori casa. Un’ulteriore riprova di un problema che da tempo è diventato annoso: i prezzi dei beni, soprattutto quelli di consumo, sono cresciuti inesorabilmente e senza essere seguiti dalle disponibilità economiche degli italiani. Per salario, sicuramente, ma anche per quanto riguarda misure pensate per il sostegno della cittadinanza. E che peraltro continuano ad essere percepite come fondamentali.
La stessa ricerca evidenzia infatti che i buoni pasto sono ritenuti un vero e proprio diritto dei dipendenti, con una valutazione di 4,1 su una scala da 1 a 5. A esprimere un gradimento medio o alto per la misura è poi il 62% dei lavoratori raggiunti per l’intervista, mentre il 72% la ritiene addirittura la migliore soluzione di cui dispongano per fronteggiare le spese quotidiane.

Importante sottolineare un altro aspetto: i cittadini apprezzano i buoni pasto anche per la loro versatilità, a riprova dunque di un livello di supporto davvero “totale”. Possono infatti essere utilizzati su molti canali, dettaglio cruciale per realtà lontane dalle metropoli o dai capoluoghi, in cui magari scarseggiano ristoranti, bar, pub o tavole calde in cui pranzare vicino al proprio luogo di lavoro. E non a caso alta è la percentuale di chi li utilizza per acquistare alimenti al supermercato.
Apprezzamenti arrivano peraltro anche dagli esercenti, dato che i buoni pasto permettono di allargare la clientela anche in una fascia oraria di per sé piuttosto critica come quella del pranzo nei giorni feriali. La misura dà oltretutto la possibilità di fidelizzare singoli lavoratori e a volte addirittura interi uffici, che si recano ogni giorno a pranzo nello stesso luogo creando rapporti di autentica fiducia. Meno apprezzati sono invece i ticket nelle loro versioni telematiche in formato app o card: a promuoverli è appena il 39% del campione, a causa di tempi di rimborso più dilatati e non rari problemi di collegamento. Oltre a un altro noto «male», molto italiano: lo scarso amore di parte dei ristoratori per il Pos.

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