11 Febbraio 2026
/ 11.02.2026

Campi più silenziosi: in 25 anni sparito un terzo degli uccelli

Un terzo in meno. È il bilancio, tutt’altro che rassicurante, che emerge dall’aggiornamento 2025 del Farmland Bird Index, l’indicatore che misura lo stato di salute degli uccelli tipici delle aree agricole italiane. Dal 2000 a oggi la perdita complessiva è del 33% su scala nazionale, con punte che arrivano a sfiorare il 50% nelle pianure alluvionali, proprio dove l’agricoltura è più intensiva.

Il dato – spiega la Lipu – racconta un cambiamento profondo del paesaggio rurale. Delle 28 specie considerate nel calcolo dell’indice, il 71% mostra un declino significativo. Il torcicollo ha perso il 76% della popolazione in poco più di due decenni, il calandro il 73%, il saltimpalo il 71%. E non va meglio per specie un tempo comuni come allodola, averla piccola, passera mattugia e passera d’Italia.

Pianure in caduta libera

Le pianure risultano l’epicentro della crisi. Qui l’indice crolla più rapidamente, segnalando ecosistemi sempre più semplificati. La progressiva scomparsa di siepi, filari e margini naturali, insieme all’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti, riduce cibo e habitat. Il risultato? Campi produttivi, ma biologicamente poveri. E il declino non resta confinato alle zone di agricoltura spinta: negli ultimi anni gli indici scendono più velocemente anche nelle aree collinari e pedemontane.

Gli uccelli, in questo contesto, funzionano come una cartina di tornasole. Se spariscono loro, significa che qualcosa non va nell’intero sistema: meno insetti, meno diversità vegetale, equilibri ecologici alterati. Una perdita che, indirettamente, riguarda anche l’uomo.

Accanto all’indice delle specie agricole, è stato aggiornato anche quello delle specie delle praterie montane. Il quadro resta negativo: l’organetto perde il 69%, il beccafico il 68%, lo zigolo giallo il 40%. Qui il fattore dominante non è l’intensificazione, ma l’abbandono delle pratiche tradizionali. Senza pascolo e gestione dei prati, gli habitat si trasformano e molte specie arretrano.

Ripristino della natura: occasione o ultima chiamata?

Per invertire la rotta, la chiave indicata dagli esperti è chiara: ripristinare complessità ecologica nei paesaggi agricoli. La Nature Restoration Law europea apre uno spazio concreto, prevedendo misure per rafforzare biodiversità e impollinatori e promuovere pratiche agroecologiche. Ma tra norme e risultati reali c’è di mezzo l’attuazione.

Il Farmland Bird Index non è solo uno strumento scientifico: è anche un termometro delle politiche agricole. Serve a valutare l’efficacia degli interventi della Pac e orientare le scelte future. Con i negoziati sulla programmazione post 2027 in corso, il mantenimento di indicatori ambientali solidi diventa un passaggio cruciale.

Il declino degli uccelli delle campagne non è una notizia improvvisa, ma una tendenza che si trascina da anni. La differenza è che oggi i numeri diventano sempre più difficili da archiviare come semplici fluttuazioni. Meno canti nei campi non è solo una metafora poetica: è un indicatore ecologico che avverte di un sistema sotto pressione.

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