19 Luglio 2024
Milano, 36°

Cultura

Capri, Scuola della tecnica rivoluzionaria

26.06.2024

Rifugio dei rivoluzionari, scuola della tecnica per la preparazione scientifica dei propagandisti del socialismo russo. Coloro che, al di là della retorica, sapevano bene che il cambiamento sarebbe stato l’opera di un’élite intellettuale di provenienza borghese, se non addirittura aristocratica.

Faraglioni, grotta azzurra, fiordi, calette. Da Tiberio in poi, «Capri, prima ancora di essere un’isola, è l’Isola» in grado di autoalimentarsi come luogo-mito esclusivo di libertà e scoperta, nella miscela di comunità utopica di adoratori del sole e scrigno di storie ed incontri. C’è stato un tempo in cui questo “scoglio bruno nel Mediterraneo” (Gorkij), galleggiante sul mare blu cobalto, senza avvedersene, si trovò ad essere spettatore di un percorso importante capace di cambiare i destini dell’Europa se non del mondo. Meta non solo di teste coronate, d’imprenditori, o artisti dello star system internazionale, Rilke, Fersen, Conrad, Krupp, ma fulcro di quell’attitudine a vivere metafisicamente una rivolta quotidiana, come se la rivoluzione fosse sempre presente, a rimirare il corso della storia.

Solo Capri può rivendicare da sempre l’esclusività di norme diverse da quelle del continente: un’ancora attrattiva per frettolosi nomadi. Capri unica, Capri diversa, con quel quid di monastico ed anarchico. Sono questi i pensieri che avranno affollato la mente di Vladimir Il’ič Uljanov detto Lenin, esule, grande capo bolscevico, teorico e leader della Rivoluzione d’ottobre, quando, accettando l’invito di Maksim Gor’kij (politico, artista e letterato russo stabilitosi ivi fin dal 1906 per insediare, nel 1909, la “Scuola della tecnica rivoluzionaria”, laboratorio politico-culturale per operai), aveva percepito che il moto di rivolta proletario sarebbe partito da un’èlite intellettuale di provenienza borghese, se non proprio aristocratica. C’era da predisporre una sorta di “Enciclopedia dei lavoratori” (come dire, sindacal-rivendicativa?) sulla falsariga di quella giacobina, come piattaforma a sfondo socialista per infliggere la spallata finale alla monarchia zarista. Così Lenin si lascia trasportare dalla malìa isolana, tra passeggiate a Villa Jovis, giardini profumati, gite in barca, nei due periodi di permanenza (il 1908 e il 1910), attratto dalla forza centripta di Gor’kij, in quel contesto avulso dal mondo, rifugio di nobili e teste coronate, dandies radicali, accomunati dall’agiatezza e dalla ricerca di stimoli, con un nutrito nugolo d’intellettuali russi legati da un unico filo ideologico e artisti, poeti, cospiratori (se non sovversivi) a far da outsider. Qui, rimirando il mare, tra pini e fiori, si elaborano nuovi progetti per il futuro, ma gli esuli sono controllati da polizia e servizi segreti europei, secondo la ricostruzione dei documenti raccolti nel National Archives di Londra. Si sa che al di là delle dispute politiche c’era da spartire una parte del bottino della famosa rapina al treno blindato di Tiflis, organizzata da Stalin (che aveva arricchito le casse bolsceviche). Gor’kij rimane il magnete, non parla che la sua lingua, ma l’assistenza della compagna Marija Andreeva (segretaria, traduttrice) tramuta l’esilio in un periodo creativo. Si trasferisce in varie dimore in cui sfilano uomini di cultura in viaggio per l’Europa, insieme a Sibilla Aleramo, Edoardo Scarpetta, Labriola, Bracco, Ojetti. Ma fu Villa Blaesus che aprì le porte a Lenin, ospitando sulla sua terrazza una partita a scacchi memorabile, metaforicamente giocata sul filo dell’ideologia tra le due anime del bolscevismo: quella irsuta leninista contrapposta alla tesi Gor’kij-Bogdanov intrisa d’istanze filosofiche. La foto che ritrae Lenin (con bombetta) davanti ad una scacchiera a giocare con Bogdanov fa trasparire la disputa per l’egemonia culturale della nascente forza rivoluzionaria. Chi ha pensato che la Rivoluzione d’ottobre sia stata pianificata in qualche officina, tra lavoratori inneggianti l’eguaglianza sociale, non è mai stato a Capri, l’imprevedibile. Evidentemente.

Credito fotografico: dal portale dell’Isola di Capri

Condividi