A Rio de Janeiro il Carnevale è un’esplosione di musica, costumi e libertà. Ma quando le casse si spengono e la marea si ritira, sulla sabbia resta qualcosa che non ha nulla di poetico: una polvere invisibile di microplastiche. Tra i principali indiziati c’è lui, il glitter, simbolo stesso dell’estetica carnevalesca.
Il glitter tradizionale è composto per lo più da minuscoli frammenti di plastica metallizzata. Leggero, riflettente, perfetto per trasformare chiunque in una creatura luminosa per una notte. Il problema è che quelle particelle non spariscono: si staccano dalla pelle, scivolano negli scarichi, si disperdono tra vento e onde, finendo nei sedimenti costieri.
Durante le grandi feste di massa, come il Carnevale, la pressione sulle spiagge aumenta drasticamente. Migliaia di persone concentrate per giorni significano tonnellate di rifiuti e una quantità difficilmente quantificabile di microframmenti plastici che si accumulano nella sabbia.
Dalla spiaggia al piatto
Le microplastiche non sono solo una questione di pulizia urbana. Una volta entrate negli ecosistemi marini, possono essere ingerite da piccoli organismi, risalendo la catena alimentare. Pesci, crostacei, uccelli marini: nessuno è davvero escluso. E quando arrivano a noi, il cerchio si chiude.
La ricerca scientifica sta ancora lavorando per chiarire tutti gli effetti sulla salute umana, ma il quadro generale è sufficiente a preoccupare: le microplastiche sono state rilevate ormai ovunque, dagli oceani profondi all’aria che respiriamo.
In diverse parti del mondo le autorità hanno iniziato a limitare o vietare il glitter plastico, spingendo verso materiali biodegradabili. In Brasile, però, il percorso normativo procede a rilento. Intanto emergono alternative “eco”, spesso a base di cellulosa o derivati naturali, che promettono di degradarsi senza lasciare tracce persistenti. Funzionano, ma costano di più, e non sempre riescono a competere con i prodotti convenzionali.
Festa sì, ma non a saldo ambientale
Il punto non è demonizzare il Carnevale, che resta un patrimonio culturale e sociale unico. La questione è: come mantenere intatta la magia riducendo l’impatto ecologico? Educazione dei consumatori, scelte industriali più responsabili, politiche pubbliche coerenti possono spostare l’ago della bilancia.
Perché il paradosso è evidente: una festa che celebra la vita e la creatività non dovrebbe lasciare in eredità un’impronta che dura decenni. Il glitter incanta per poche ore, la plastica molto, molto più a lungo. E la sabbia, silenziosa, continua a ricordarcelo.
