27 Febbraio 2024
Milano, 8°

Scienza e tecnologia

ChatGPT “Modello Italia”, si apre un mondo

È una AI generativa “buona” che risponde alle direttive dell’AI Act. Con questa innovazione l’Italia può ambire a posizionarsi tra i leader mondiali nei modelli di linguaggio e competere con la Silicon Valley.

Siamo un Paese di santi, navigatori e di intelligenza artificiale. Ce lo ha detto, in realtà, un italiano di origine albanese in realtà, ovvero l’imprenditore Uljan Sharka quando ha annunciato con orgoglio l’arrivo di Modello Italia, ovvero una ChatGPT nazionale sviluppata per eliminare differenze culturali e pregiudizi tipici delle soluzioni che parlano solo inglese. In pratica: con il “cervellone” creato da OpenAI si poteva già lavorare nella nostra lingua, ma questo modello è nato qui, nella Patria di Leonardo, inteso come genio e come supercomputer. Sharka, con la sua azienda deep-tech iGenius, ha infatti utilizzato la grande macchina pensante gestita dal Cineca di Bologna, per uno strumento di intelligenza artificiale generativa destinato ad aiutare aziende e pubblica amministrazione anche in settori sensibili come sanità, finanza e sicurezza nazionale:

«In passato l’Italia non sarebbe stata in grado di partecipare
alla corsa dello sviluppo tecnologico,
ma adesso diventerà uno dei leader mondiali
della prossima rivoluzione dell’umanità».

In un settore, tra l’altro, destinato a valere trilioni di dollari entro il 2030, il che vorrebbe dire un volano per risollevare le nostre casse dal pesante debito pubblico che ci affligge.
Ciò che rende speciale Modello Italia è l’essere dunque autoctono e open-source, addestrato con trilioni di token per competere con i modelli globali di punta. L’obiettivo è creare un Rinascimento digitale italiano, mettendo l’uomo al centro della tecnologia e garantendo la sovranità dei dati e della proprietà intellettuale. Un altro aspetto rivoluzionario è la possibilità di utilizzare la tecnologia offline: gli utenti potranno scaricare completamente il sistema nel proprio dispositivo, garantendo la sicurezza dei dati senza trasferirli al di fuori del dispositivo. E questa innovazione risponde anche alle direttive dell’AI Act, evidenziando l’impegno per il rispetto dei diritti umani. Un AI generativa “buona”, in pratica, e sicuramente un altro passo morbido ma deciso verso un’era che cambierà le prossime abitudini, non in termini di anni ma ormai di mesi. Per il presidente del Cineca, Francesco Ubertini, «è davvero una bella notizia per il nostro Paese e per l’Europa. L’Italia può vantare un’infrastruttura pubblica di supercalcolo tra le migliori al mondo e uno straordinario fattore abilitante per imprese e PA».

Si tratta, dunque, del nuovo passo di un’avventura cominciata con l’arrivo dei dispositivi vocali nelle nostre case e che ha portato l’AI progressivamente sugli smartphone di ultima generazione. Ora Sharka sottolinea l’importanza di certificare la conoscenza, evitando il rischio di affidarsi a modelli basati su dati di dubbia provenienza. Così, inizialmente addestrato qui, Modello Italia sarà successivamente implementato in altre lingue, per una soluzione globale all’avanguardia che sfida la Silicon Valley con l’ambizione di posizionarci tra i leader mondiali nei modelli di linguaggio. E si sa che l’italiano nel mondo ha sempre un certo successo.

Condividi