Mentre l’Italia sta vivendo uno degli inizi di anno più piovosi degli ultimi decenni, a Cipro l’acqua sta finendo e la parola risparmio non è più una semplice opzione. Il governo dell’isola mediterranea ha lanciato un appello alla popolazione: ridurre il consumo d’acqua di almeno il 10% per cercare di far quadrare i conti con risorse idriche che si stanno esaurendo rapidamente. Siamo di fronte a una crisi idrica tra le più gravi registrate nell’ultimo mezzo secolo, con inviti ai cittadini di tagliare gli sprechi quotidiani, anche nei gesti più banali come la doccia o il riempimento dei serbatoi.
Dietro a questo appello c’è una realtà preoccupante: gli invasi dell’isola sono quasi vuoti, e le riserve sono scese a livelli tali da mettere a rischio non solo l’approvvigionamento urbano, ma anche l’agricoltura e l’allevamento. In alcune zone la capacità dei bacini idrici è precipitata a percentuali minime, costringendo le autorità a introdurre misure di risparmio obbligatorio e a pensare in fretta a soluzioni strutturali.
Una di queste è l’espansione degli impianti di desalinizzazione che trasformano l’acqua di mare in acqua potabile. Il governo ha annunciato un piano di investimenti da decine di milioni di euro con l’obiettivo di avere diverse nuove unità operative entro la fine dell’anno. È una strategia costosa e non priva di critiche, ma per Cipro sembra essersi trasformata in una delle poche opzioni praticabili per tamponare l’emergenza.
La crisi quotidiana di chi vive sull’isola
L’appello a ridurre i consumi non è retorica: vuol dire litri contati per riempire una doccia, irrigare un orto o lavare la macchina. Gli agricoltori, in particolare, sono tra i più preoccupati: con le irrigazioni limitate, molte colture rischiano perdite significative, aumentando incertezza e fragilità su reddito e cibo. Alcuni piccoli allevatori parlano già di difficoltà con gli animali, senza acqua sufficiente per abbeverare il bestiame.
Allo stesso tempo, Cipro resta un Paese fortemente turistico, dove l’afflusso di visitatori in alta stagione mette ulteriore pressione sulle scorte idriche. È un paradosso duro da digerire: più persone arrivano, più acqua serve, ma meno acqua c’è da distribuire.
Il quadro globale: non solo Cipro
La situazione di Cipro non è un caso isolato. Zone particolarmente aride e vulnerabili del Pianeta stanno vivendo condizioni di siccità intense, con impatti pesanti su comunità e ambienti. In Africa meridionale, per esempio, province del Western Cape in Sudafrica segnalano una siccità tra le peggiori degli ultimi anni, con dighe in secca e aziende agricole costrette a ingenti spese per mantenere in vita il bestiame. Anche aree dell’Africa orientale hanno vissuto periodi prolungati di siccità severa, con crisi alimentari aggravate dalla scarsità d’acqua.
Nel continente asiatico, Paesi come l’Iran affrontano livelli di precipitazioni ben sotto la media, con molte riserve idriche — come grandi laghi e bacini — drasticamente ridotte, mentre vaste aree di terra vedono una crescita della desertificazione. In Nord America, la gestione delle acque del fiume Colorado, vitale per milioni di persone e vaste zone agricole, è diventata una questione politicamente urgente proprio per i bassi livelli di flusso dovuti a siccità persistenti.
E in Europa, sebbene ci siano zone dove la situazione è generalmente più stabile, regioni della Penisola Iberica, parti dell’Italia meridionale e aree del Mediterraneo mostrano ancora condizioni di stress idrico, con suoli asciutti e falde in difficoltà.
Un futuro di scarsità programmata?
Quello che emerge da questo mosaico è una realtà che va oltre la cronaca di Cipro: il problema dell’acqua è sempre più globale, radicato in modelli climatici che rendono le siccità più frequenti e intense in varie parti del mondo. In molte di queste realtà, la scarsità idrica non è un’emergenza passeggera, ma un nuovo equilibrio con cui comunità, governi e imprese devono imparare a convivere.
A Cipro, ridurre i consumi del 10% è solo l’inizio. La vera sfida sarà ripensare l’intero rapporto con l’acqua — dalle infrastrutture alla cultura d’uso quotidiana — prima che l’acqua scarseggi del tutto.
