23 Febbraio 2024
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Punto a Capuo

Compiti europei in politica estera

23.01.2024

La partecipazione a metà dell’Europa, Italia compresa, all’iniziativa militare contro gli Houthi non deve sorprendere. Non c’è dietro nessuno scollamento, nessuna perplessità. La nascita della missione Aspides – Italia, Francia e Germania alfieri – non contraddice la solidarietà politica già espressa a USA e Gran Bretagna, impegnate a ribattere colpo su colpo al tiro al bersaglio contro il naviglio commerciale che transita ancora nello stretto di Bab el-Mandeb.

Ma, sia pur con proverbiale lentezza, l’Unione Europea va verso una missione più difensiva, meno agguerrita (tipo quella in atto dal 2010 nello Stretto di Hormuz). Perché? Credo che gli Stati Uniti, e la Gran Bretagna tradizionalmente a ruota, avessero bisogno di colpire subito, senza gli indugi di un’Europa che fatica ad avere una sua politica estera comune, figurarsi prendere parte a incursioni militari, fosse pure per proteggere vie commerciali più importanti per l’Europa che per gli USA. E dunque alla Casa Bianca va bene fare il poliziotto cattivo e che l’Europa faccia il poliziotto buono, pacificatore, per gestire Gaza dopo Hamas e allargare la missione libanese. Perché?

Secondo gli Stati Uniti che hanno iniziato l’anno delle presidenziali, l’Europa deve fare piuttosto i compiti a casa. E cioè assumersi il sostegno all’Ucraina. E, dunque, la Casa Bianca lascerebbe l’onere economico, militare e politico all’Europa, togliendo un forte argomento alla narrazione di Donald Trump (“tocca sempre a noi pagare la difesa anche per loro…”). E lascerebbe all’Europa la gestione di un conflitto senza prospettive se non la vittoria, rivelatasi fuori portata, un conflitto che ha una sola soluzione realistica: una stagnazione delle prime linee e una guerra a media intensità senza vie d’uscita. Ma anche a prendere atto della realtà senza fanfare, puoi negoziare con chi hai definito criminale di guerra, e negoziare su quella che hai chiamato una trincea della democrazia europea? Gli Stati Uniti lo declasserebbero a conflitto europeo, regionale, affare di noi europei.

Non è un buon affare, anche a consolarci con la resistenza ucraina, e a consolarla con ingenti aiuti alla ricostruzione e l’inizio di un percorso di ingresso nell’Unione. C’era un’alternativa? Negoziare subito le vittorie ucraine del settembre 2022, o dopo aver ripreso Cherson, senza il sacrificio di Bachmut e senza puntare solo sulla controffensiva, solo sulla vittoria. L’Europa che fatica a reggere la spesa sanitaria e il welfare in generale sta ricevendo come compiti per casa la spesa militare e la gestione di una vittoria mancata.

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