20 Febbraio 2026
/ 20.02.2026

Corsa contro il tempo per salvare il galagone

Deforestazione, strade e cani mettono in pericolo uno dei primati più affascinanti dell’Africa australe. Tra ponti di corde e divieti mirati, la conservazione prova a invertire la rotta

Grandi occhi rotondi, orecchie appuntite e salti spettacolari tra i rami: il galagone, piccolo primate notturno dell’Africa australe, ha l’aspetto di un personaggio uscito da una fiaba. La sua storia recente, però, somiglia più a un racconto di resistenza. Un tempo diffusissimo in Sudafrica, oggi il galagone dalla coda spessa è stato riclassificato come specie “quasi minacciata”. Un campanello d’allarme per gli habitat distrutti, le strade sempre più trafficate e la difficile convivenza con gli esseri umani.

Gli habitat si restringono

Quando i ricercatori Frank Cuozzo e Michelle Sauther hanno iniziato a studiare questi primati, nel 2012, non immaginavano di imbattersi così spesso in esemplari morti. Investimenti stradali e attacchi dei cani domestici si sono rivelati una costante inquietante. “Le minacce umane sono ovunque, per tutte le specie“, ha spiegato Cuozzo a Euronews. “Ma siamo riusciti a documentare che quelle a cui sono esposti i galagoni stanno aumentando”.

La deforestazione è la prima responsabile. I galagoni vivono sugli alberi e si nutrono soprattutto della gomma dell’acacia. Ma l’espansione agricola e urbana sta riducendo i loro habitat di circa il 3,6% ogni dieci anni. Spinti fuori dalle foreste, gli animali si avventurano nei quartieri residenziali in cerca di cibo, aumentando il rischio di incidenti e conflitti.

La trappola delle città

Un tempo la loro presenza vicino alle abitazioni era quasi folkloristica: si intrufolavano per rubare croccantini dalle ciotole dei cani o per elemosinare avanzi dai turisti in safari. Oggi, però, questa confidenza con l’uomo si è trasformata in un pericolo. Le strade tagliano in due i territori, i veicoli diventano trappole mortali, i cani difendono il proprio spazio. In alcune zone, come a nord di Pretoria, intere popolazioni sembrano essere scomparse dopo interventi infrastrutturali che hanno prosciugato le foreste.

Per contrastare questa spirale, i ricercatori hanno lanciato alcune proposte. La prima è di buon senso: non lasciare cibo per animali all’aperto durante la notte e non dare da mangiare ai galagoni, per scoraggiarli dall’entrare negli insediamenti umani. La seconda è più spettacolare: costruire ponti sospesi di corde sopra le strade, veri e propri corridoi aerei che permettono ai primati di muoversi in sicurezza.

Questi passaggi, già sperimentati in Amazzonia e in altre regioni del mondo, riducono drasticamente gli investimenti e aiutano a mantenere connesse le popolazioni, evitando l’isolamento genetico. Il WWF li definisce una “misura di mitigazione fondamentale” per tutte quelle specie costrette a muoversi in paesaggi frammentati.

La sfida delle risorse

Il problema, come spesso accade, sono i fondi. “Ci sono così pochi soldi disponibili per la conservazione che anche costruire un semplice ponte di corde può richiedere tempo“, hanno sottolineato i ricercatori. Eppure, ogni intervento mirato può fare la differenza. Studiare meglio il galagone significa investire in modo più efficace, evitando sprechi e massimizzando i risultati.

La vera battaglia, però, resta quella contro la deforestazione. Senza una tutela degli habitat, i ponti e le buone pratiche rischiano di diventare solo palliativi. Il destino del galagone è legato a doppio filo alle scelte dell’uomo: proteggere le foreste significa proteggere un equilibrio fragile che non possiamo più permetterci di ignorare.

Salvare questo piccolo primate èdunque un test sulla nostra capacità di convivere con il resto del Pianeta, senza ridurlo a un mosaico di isole sempre più piccole e sempre meno vive.

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