2 Febbraio 2026
/ 2.02.2026

Così l’Ucraina salva i tesori della biodiversità dall’estinzione bellica

L’invasione russa minaccia uno dei cuori verdi d’Europa. Scienziati lottano per salvare piante e habitat unici

Al Parco Dendrologico Nazionale Sofiyivka di Uman, la ricerca botanica prosegue in condizioni fortemente compromesse dall’invasione russa. L’elettricità non è continua, i tempi di lavoro si spezzano, costringendo a riorganizzare le attività di giorno in giorno: le interruzioni di corrente possono durare anche quindici ore e impongono pause forzate, ripartenze, adattamenti costanti.

Qui, la scienziata Larisa Kolder si occupa della salvaguardia di specie vegetali minacciate, utilizzando tecniche di microclonazione per conservare materiale genetico che, nei luoghi d’origine, rischia di andare perduto.

Una delle specie seguite più da vicino è la Moehringiahypanica, pianta endemica che cresce allo stato selvatico solo in Ucraina, tra le rocce del canyon di Aktovsky, nel parco nazionale di Buzkyi Gard. È inserita nel Libro Rosso delle specie minacciate e la distruzione del suo habitat significherebbe la scomparsa definitiva della specie.

Dei ventitré semi arrivati a Uman pochi mesi fa, solo due sono germogliati. Da quelle due piante il laboratorio è riuscito a ottenere decine di esemplari clonati: oggi circa ottanta piantine hanno messo radici. Un numero limitato, ma sufficiente a evitare che un patrimonio genetico unico venga cancellato mentre il conflitto ridisegna i territori.

Un buco nero chiamato occupazione

L’Ucraina copre meno del 6% della superficie europea, ma ospita circa il 35% della biodiversità del continente. Steppe, zone umide, coste del Mar Nero e sistemi montuosi ne fanno un punto di incontro tra Mediterraneo e Caucaso. Molte di queste aree si trovano però oggi nei territori occupati.

Dopo l’annessione della Crimea nel 2014 e l’invasione su larga scala del 2022, siti centrali per la ricerca scientifica sono diventati inaccessibili. Il Giardino Botanico Nikitsky, per decenni riferimento della botanica ucraina, e la stazione sperimentale di Nova Kakhovka, nella regione di Kherson, non sono più in contatto con la comunità scientifica del Paese. “È peggio del muro di Berlino”, ha spiegato al Guardian la scienziata Iryna Denysko, descrivendo l’interruzione totale delle comunicazioni con i colleghi rimasti oltre la linea del fronte.

Secondo Volodymyr Hrabovyi, direttore ad interim del Sofiyivka, quasi tutti i ricercatori ucraini hanno lasciato quelle aree. Restano le collezioni, o ciò che ne resta.

La guerra contro il suolo

La distruzione non riguarda solo i laboratori. Oleksii Vasyliuk, zoologo del Gruppo di lavoro sulle conseguenze ambientali della guerra, ricorda che circa il 40% dei terreni agricoli ucraini e molti dei principali parchi nazionali si trovano nelle aree occupate. Zone che, a causa delle mine e dei danni ambientali, resteranno inaccessibili per decenni, forse per secoli.

Per questo l’Ucraina sta documentando in modo sistematico i danni ambientali come casi di ecocidio, con l’obiettivo di farli riconoscere come crimini di guerra. I dati aiutano a capire la portata del problema: negli ultimi vent’anni le specie animali elencate nel Libro Rosso sono aumentate del 55%, quelle vegetali del 63%. Il conflitto ha accelerato una perdita già in corso.

Salvare oggi per ricostruire domani

Nonostante le difficoltà, a Uman il lavoro continua. Uno dei principali ricercatori del laboratorio ha trascorso gli ultimi anni al fronte come comandante di un carro armato. Sta per compiere sessant’anni e potrà tornare stabilmente alla ricerca. Una traiettoria personale che riflette una scelta collettiva: continuare a pianificare il futuro mentre il presente resta incerto.

Con il supporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), l’Ucraina sta elaborando la Strategia nazionale per la conservazione della biodiversità fino al 2035. Il documento punta a proteggere almeno il 30% del territorio, ripristinare gli ecosistemi degradati e allineare il Paese agli obiettivi globali adottati a Montreal nel 2022. Secondo Tetiana Tevkun, responsabile ambiente di UNDP Ucraina, questo percorso consente di accedere a cooperazione e finanziamenti internazionali fondamentali anche per la ricostruzione post-bellica.

Intanto, una delle piantine di Moehringiahypanica coltivate in laboratorio è stata trasferita nell’arboreto del parco di Sofiyivka. È la prima volta che questa specie cresce fuori dalla sua area d’origine. Non è un gesto simbolico, ma una misura di tutela: se l’habitat naturale venisse compromesso, la pianta non scomparirebbe.

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