Situato nel VI Municipio, nel settore est della capitale, al di fuori del Grande Raccordo Anulare, il quartiere di Tor Bella Monaca rappresenta uno degli snodi più critici della pianificazione urbana capitolina. Il suo paesaggio è caratteristico della periferia romana, dominato da strutture residenziali concepite decenni fa, con un approccio architettonico ormai superato. E oggi è sotto i riflettori. Perché è uno dei luoghi protagonisti della revisione delle politiche ambientali ed energetiche messa in campo da Roma Capitale.
Il comparto R5 e il parco solare “Le Torri”: ecosistema energetico e sociale
Per capire la portata di questo progetto, però, è necessario fare un passo indietro. Realizzato tra il 1980 e il 1983 dall’architetto Barcucci, il cosiddetto “comparto R5” è un colosso dell’edilizia residenziale pubblica che si estende per circa 700 metri e si sviluppa su un’altezza di otto piani, ripiegandosi su se stesso per formare corti interne e spazi aperti verso l’esterno. La stessa denominazione alfanumerica, R5, applicata a tutti i lotti dell’area, testimonia una privazione storica del carattere identitario, privazione che, nel corso del tempo, si è tradotta in un abbandono da parte delle istituzioni.
Il complesso, da tempo, vive un’elevata tensione abitativa e gli edifici, sia dal punto di vista strutturale che termico, soffrono di una condizione di grave obsolescenza. Ma oggi, grazie non solo alla volontà dell’amministrazione, ma anche a due linee di finanziamento pubblico, Tor Bella Monaca sta vivendo un intervento di riqualificazione strutturale.
Grazie ai fondi PINQuA (Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare) e al PUI (Piano Urbano Integrato), il comparto R5 è destinatario di un investimento di circa 29 milioni di euro, finalizzati alla realizzazione di cappotti termici, sostituzione totale degli infissi e alla messa in posa di pannelli fotovoltaici sulle coperture per l’alimentazione delle parti comuni.
Un lavoro, questo, che fa parte di un progetto ancora più ampio, il parco solare “Le Torri”, un’infrastruttura che si configura come l’innesco della prima vera macro-comunità energetica pubblica della capitale e rappresenta un unicum a livello di governance amministrativa.
Ma c’è di più. Perché questo investimento non dovrà gravare sui residenti: al contrario, l’impianto è strutturato per agire come un volano di solidarietà, con l’energia elettrica prodotta in eccesso che sarà venduta a enti predisposti e convertita in buoni spesa energetici distribuiti tra le fasce più deboli e vulnerabili della popolazione.
Il caso di Corviale
Tor Bella Monaca, però, non rappresenta l’unico caso virtuoso in città. Se ci spostiamo nell’XI Municipio, nel quadrante sud-ovest, troviamo il monumento brutalista di Corviale, noto alle cronache come “Il Serpentone”. Una struttura, questa, per molti versi simile al comparto R5: con la sua estensione di circa un chilometro di lunghezza e i suoi nove piani di altezza, Corviale è stato a lungo il simbolo di una concezione abitativa alienante, una “città nella città”, che, privata per decenni dei servizi essenziali previsti nei progetti originari, è scivolata nell’isolamento socio-economico.
Con un investimento di 58 milioni di euro, sostenuto in gran parte dai fondi del PNRR e dal coordinamento tra Roma Capitale, Regione Lazio e ATER, il restyling architettonico, inaugurato nel maggio 2025, mira a trasformare il monolite in uno smart building ad alta efficienza.
CorvialéCERS, questo il nome, rappresenta uno dei dieci progetti pilota di punta supportati dal programma SUN4U dell’Università La Sapienza di Roma, realizzato con il supporto di EUDECoop, la Cooperativa di Comunità Urbana.
Anche Corviale non è un’innovazione solo prettamente energetica: oltre all’installazione di pannelli, EUDECoop ha sviluppato anche un ecosistema di servizi collaterali, come ad esempio il servizio gratuito di “Analisi della Bolletta“, che guida i residenti nella scelta migliore per la stipula di contratti, e la promozione dei cosiddetti “cantieri-scuola”, finalizzati alla creazione di personale specializzato in costruzione, manutenzione e gestione degli impianti fotovoltaici.
Insomma, anche se spesso restano al di fuori delle cronache, se non per episodi di cronaca nera, anche i quartieri residenziali più periferici di Roma vivono una stagione di resilienza. E ci insegnano che con la volontà delle istituzioni e gli investimenti adeguati, anche dalle zone tradizionalmente più buie può arrivare la luce. Meglio se da fonti rinnovabili.
