17 Febbraio 2026
/ 16.02.2026

Dall’orlo dell’estinzione a 500 esemplari: il riscatto dei grifoni sardi

Dietro il successo, un lavoro capillare di tutela, monitoraggio e gestione del territorio

Nel 2014 la Sardegna osservava con preoccupazione la parabola discendente del grifone. La popolazione isolana, ridotta a circa sessanta individui, era confinata in poche falesie tra Bosa e Alghero. Oggi lo scenario è profondamente mutato: il censimento 2025 ha fotografato una presenza compresa tra 516 e 566 esemplari, con un incremento superiore al 21% in un solo anno. Un risultato che colloca l’isola tra i casi più significativi di recupero faunistico in Italia.

Il dato numerico, da solo, non restituisce la complessità del percorso. Dietro la crescita c’è una strategia di lungo periodo, che ha unito interventi diretti sulla specie e un lavoro costante sulle cause che ne avevano determinato il declino: avvelenamenti accidentali, scarsità di risorse alimentari, disturbo nei siti di nidificazione, elettrocuzione lungo le linee elettriche.

La mappa che cambia

La novità più rilevante riguarda la distribuzione. Se fino a pochi anni fa quasi il 90% dei grifoni sardi si concentrava nel Bosano, oggi la popolazione si è articolata su più aree. Il 60% resta nel nucleo storico, ma il Meilogu accoglie ormai quasi un quarto degli individui, mentre nuove presenze stabili sono state rilevate nel Sarrabus-Gerrei e in altre zone del centro-sud. L’espansione geografica è un indicatore decisivo, perché riduce la vulnerabilità complessiva della specie e ne rafforza la resilienza di fronte a eventi locali critici.

Questa redistribuzione è stata favorita da una rete di carnai aziendali, stazioni di alimentazione controllata che garantiscono cibo sicuro e continuo, e da programmi di rilascio mirato di giovani grifoni provenienti da centri di recupero, soprattutto spagnoli. Un’azione che ha permesso alla specie di colonizzare territori abbandonati da decenni.

La spinta della riproduzione

A sostenere la crescita contribuiscono soprattutto i dati riproduttivi. Nel nord-ovest dell’isola, unica area di nidificazione accertata, sono state censite 120 coppie territoriali, con un aumento del 14,3% rispetto all’anno precedente. Crescono anche le deposizioni e i giovani involati, mentre cala la mortalità postnatale. Per la prima volta, nel Bosano si superano le cento coppie, una soglia simbolica che certifica il consolidamento della colonia.

Non mancano segnali di integrazione genetica: coppie formate da individui autoctoni e soggetti reintrodotti, ma anche da grifoni recuperati e curati dopo incidenti, hanno portato a termine con successo il ciclo riproduttivo. Un mosaico biologico che rafforza la variabilità e la stabilità futura della popolazione.

Un modello di conservazione

Il percorso che ha condotto a questi risultati prende avvio con il progetto europeo Life Under Griffon Wings e prosegue con Life Safe for Vultures, attivo fino al 2026. Oltre al ripopolamento, gli interventi hanno incluso la messa in sicurezza delle linee elettriche, campagne di sensibilizzazione sull’uso di munizioni senza piombo e un monitoraggio capillare, realizzato con squadre coordinate e osservazioni simultanee per evitare conteggi duplicati.

Questo grande uccello necrofago svolge una funzione ecologica cruciale, contribuendo alla rimozione delle carcasse e riducendo la diffusione di patogeni. Il suo ritorno segnala un miglioramento complessivo degli equilibri ambientali.

La sfida ora è mantenere il trend e accompagnare l’espansione verso nuove aree di nidificazione, fino a ricostruire una presenza diffusa sull’intera isola.

CONDIVIDI

Continua a leggere