9 Gennaio 2026
/ 8.01.2026

Ecco come dimezzare le emissioni degli aerei

Uno studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment lancia una provocazione: dimezzare le emissioni senza ridurre il numero di passeggeri trasportati, semplicemente volando in modo più efficiente

L’aviazione è spesso indicata come uno dei settori più difficili da decarbonizzare. Troppi aerei, troppe distanze, poche alternative tecnologiche pronte. Eppure una nuova analisi pubblicata su Nature Communications Earth & Environment lancia una provocazione interessante: si potrebbe dimezzare l’inquinamento senza ridurre il numero di passeggeri trasportati, semplicemente volando in modo più efficiente con gli strumenti già a disposizione oggi. Il nodo non è tecnologico, ma operativo e soprattutto economico.

Lo studio prende in esame circa 27 milioni di voli commerciali in un solo anno, che hanno trasportato quasi 3,5 miliardi di passeggeri, e misura quanta CO₂ viene emessa per chilometro e per passeggero. Il risultato è sorprendente: a parità di distanza, alcuni voli arrivano a emettere quasi 900 grammi di CO₂ per passeggero e chilometro, mentre altri scendono sotto i 30 grammi. Una differenza di quasi 30 volte, che non dipende dal fatto che un volo sia “necessario” o “superfluo”, ma da come è organizzato. In teoria, basterebbe concentrare l’offerta sugli aeromobili migliori, riempire di più i voli e ripensare l’uso dello spazio a bordo per ridurre drasticamente l’impatto climatico del settore.

I punti critici

Il problema è che questa razionalità climatica si scontra con la razionalità del business. Da un lato, le compagnie aeree non hanno alcun interesse a rinunciare alla business e alla first class. Quei sedili larghi, distanziati e pochi per fila sono un disastro dal punto di vista climatico, perché moltiplicano le emissioni per passeggero anche di 8–10 volte rispetto a un posto economy ben riempito. Ma sono anche una miniera d’oro: su molte rotte intercontinentali una quota ridotta di passeggeri premium genera una parte decisiva dei profitti. Rinunciarvi significherebbe cambiare radicalmente il modello di ricavi.

Dall’altro lato c’è la questione della flotta. Volare con aerei di nuova generazione consente riduzioni immediate dei consumi anche del 15–20% per singolo volo, ma richiede investimenti enormi e tempi lunghi. Molte compagnie preferiscono quindi continuare a usare aeromobili più vecchi, già ammortizzati, anche se meno efficienti. Dal punto di vista del bilancio aziendale è una scelta razionale; dal punto di vista climatico no. L’inefficienza ambientale, insomma, non è una distrazione: è spesso una decisione calcolata.

I contrails

C’è poi un altro aspetto poco noto che pesa sul clima, oltre alla CO₂: le scie di condensazione, i cosiddetti contrails. Sono quelle strisce bianche che vediamo dietro agli aerei in quota. Si formano quando il vapore acqueo dei gas di scarico si congela in cristalli di ghiaccio e, in determinate condizioni atmosferiche, resta in cielo per ore. Queste scie funzionano come una coperta: trattengono il calore irradiato dalla Terra e contribuiscono al riscaldamento globale. In alcuni casi il loro effetto climatico complessivo può essere paragonabilea quello della CO₂ emessa dal volo stesso.

La cosa interessante è che anche i contrails possono essere ridotti con una gestione più intelligente dei voli. Piccole variazioni di quota o di rotta, evitando gli strati atmosferici più favorevoli alla loro formazione, possono limitarne la persistenza senza aumentare in modo significativo i consumi di carburante. Anche qui, però, servono coordinamento, pianificazione e una regia pubblica che oggi è ancora debole.

Insomma l’aviazione potrebbe inquinare molto meno già adesso, ma farlo significherebbe rimettere mano a modelli di business consolidati. Il dimezzamento delle emissioni ipotizzato dallo studio è ovviamente virtuale perché non tiene conto della sostenibilità economica del modello. Ma un’ottimizzazione anche parziale darebbe risultati importanti. E, in combinazione con i salti tecnologici oggi in sperimentazione, potrebbe cambiare profondamente il quadro generale. L’intero settore potrebbe essere riorientato per offrire servizi più avanzati a costi ambientali più bassi. Ma servirebbe un quadro normativo chiaro e dei traguardi di medio periodo. Oggi si naviga a vista. In un cielo scuro in cui la priorità della difesa climatica, interesse comune dell’umanità, rischia di essere cancellata.

CONDIVIDI

Continua a leggere