25 Febbraio 2026
/ 25.02.2026

Energia e clima, 150 scienziati al Governo: “Errore colpire l’ETS”

Innovazione e decarbonizzazione oggi viaggiano insieme. Frenare la transizione significherebbe esporre le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti, oltre a rafforzare la dipendenza energetica

Resta alta la tensione sul fronte energia. Il Dl bollette, atteso come una risposta rapida al caro-energia, ha innescato un’ondata di critiche e aperto uno scontro politico sull’ipotesi di rimettere in discussione il sistema europeo di scambio delle emissioni, l’ETS. Un segnale che ha allarmato una parte consistente della comunità scientifica ed economica italiana.

In una lettera aperta indirizzata all’esecutivo, 150 tra scienziati ed economisti – tra cui il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e l’economista Carlo Carraro – invitano il Governo a non separare competitività e sostenibilità. Farlo, sostengono, significherebbe imboccare una strada miope proprio mentre gli impatti della crisi climatica diventano più evidenti anche nel nostro Paese.

Il richiamo della scienza

Il documento nasce sull’onda dei recenti eventi estremi che hanno colpito soprattutto il Sud Italia. Fenomeni che, ricordano i firmatari, non sono anomalie isolate ma tasselli di una tendenza ormai consolidata: temperature globali più alte si traducono in maggiore frequenza e intensità di ondate di calore, piogge violente e dissesto idrogeologico.

Il riferimento a Niscemi non è casuale. Per gli estensori della lettera, quel disastro rappresenta la metafora di un’Italia strutturalmente fragile. Da anni l’Ispra colloca il Paese ai primi posti in Europa per esposizione al rischio frane, un primato che si intreccia con l’aumento degli eventi meteorologici estremi.

Antonello Pasini (CNR-IIA) parla di “realismo scientifico”: limitarsi a inseguire le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni espone a danni sempre più gravi e costosi. E senza mitigazione, avverte, anche le politiche di adattamento perdono progressivamente efficacia.

Nel mirino l’ETS

Al centro delle preoccupazioni c’è il sistema ETS, considerato uno dei pilastri della strategia europea di decarbonizzazione. Nato per attribuire un prezzo alle emissioni di CO₂ nei settori energivori, l’ETS ha l’obiettivo di orientare investimenti e innovazione verso tecnologie più pulite.

Secondo Stefano Caserini (Università di Parma), descriverlo come un ostacolo per imprese e famiglie è fuorviante. Nei comparti regolati, osserva, il meccanismo ha già contribuito a ridurre le emissioni e a stimolare modernizzazione industriale. Indebolirlo rischierebbe di rallentare proprio quei processi di innovazione di cui il sistema produttivo italiano ha bisogno.

Il nodo vero, per gli economisti firmatari, è la competitività di lungo periodo. Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia) sottolinea che innovazione e decarbonizzazione oggi viaggiano insieme. Frenare la transizione significherebbe esporre le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti, oltre a rafforzare la dipendenza energetica.

Accelerare sulle rinnovabili, al contrario, viene indicato come una leva per aumentare sicurezza energetica, stabilità dei prezzi e capacità industriale. In gioco non c’è solo la coerenza con gli obiettivi climatici europei al 2050 e al 2040, ma la traiettoria di sviluppo del Paese.

Adattamento non più rinviabile

La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, una componente essenziale delle politiche economiche e territoriali. Rinviare, avvertono gli studiosi, significa aumentare i costi sociali ed economici che ricadranno sulle generazioni presenti e future.

Clima ed energia – fanno osservare i firmatari – non sono dossier separati. E nemmeno sostenibilità e crescita. Pensare di proteggerne uno sacrificando l’altro rischia di lasciare il Paese più fragile, più esposto e meno competitivo. In un contesto globale che corre veloce, l’immobilismo non è prudenza. È un azzardo molto rischioso.

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