13 Marzo 2026
/ 13.03.2026

Etna, la Sicilia punta sul riuso del materiale vulcanico

Dalla cenere una nuova risorsa: se ne parlerà oggi a Catania, al convegno tecnico-scientifico “Riutilizzo sostenibile delle ceneri vulcaniche dell’Etna”

Da problema ambientale a possibile materia prima. La cenere vulcanica dell’Etna, che dopo ogni eruzione ricopre strade, tetti e campi agricoli della Sicilia orientale, potrebbe presto cambiare status: non più rifiuto speciale da smaltire, ma risorsa da reimpiegare in diversi cicli produttivi. È questo il cambio di prospettiva al centro del convegno tecnico-scientifico “Riutilizzo sostenibile delle ceneri vulcaniche dell’Etna“, in programma oggi al Palazzo della Regione di Catania.

L’iniziativa è promossa dal Dipartimento Acque e rifiuti dell’assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità e dal Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’Università di Catania. L’obiettivo è mettere a confronto istituzioni, università, enti di ricerca e imprese su come valorizzare un materiale che da sempre accompagna la vita dei territori etnei ma che finora è stato trattato quasi esclusivamente come un costo da gestire.

Il nuovo decreto

Durante le eruzioni dell’Etna, infatti, la cenere vulcanica può accumularsi rapidamente nei centri abitati. I Comuni sono costretti a organizzare interventi di raccolta e smaltimento che comportano spese consistenti e procedure complesse. L’idea alla base del nuovo approccio regionale è invece quella di trasformare questo materiale naturale in una risorsa economica e industriale.

Il punto di svolta è rappresentato dal decreto attuativo n. 8 del 22 febbraio 2024 emanato dal Dipartimento Acque e rifiuti della Regione Siciliana, che introduce linee guida per il recupero e il riutilizzo delle ceneri vulcaniche all’interno di diversi processi produttivi. Il provvedimento punta a definire standard e procedure per favorire il riciclo e l’impiego del materiale lavico, riducendo allo stesso tempo gli oneri per le amministrazioni locali.

Secondo il presidente della Regione Renato Schifani, il progetto rappresenta un esempio di innovazione applicata alla gestione delle risorse naturali. Il vantaggio è duplice: da una parte alleggerire costi e procedure per i Comuni chiamati a ripulire le città dopo le cosiddette “piogge di cenere”, dall’altra incentivare le imprese a utilizzare il materiale vulcanico come nuova materia prima.

Le potenzialità

Le potenzialità non mancano. Studi scientifici condotti negli ultimi anni hanno mostrato che la cenere dell’Etna può trovare applicazione in diversi settori, dall’edilizia alla produzione di materiali per infrastrutture, fino all’agricoltura e alla realizzazione di prodotti innovativi a base minerale. Un utilizzo che consentirebbe di ridurre il consumo di materie prime tradizionali e di valorizzare una risorsa disponibile in grandi quantità sul territorio.

Il convegno di Catania sarà articolato in due sessioni di lavoro nell’arco dell’intera giornata.

Per i promotori dell’iniziativa si tratta di un passaggio importante per avviare una gestione più moderna e sostenibile di un fenomeno naturale che fa parte dell’identità del territorio etneo. Trasformare la cenere vulcanica da rifiuto a risorsa significa infatti inserirla in una logica di economia circolare, riducendo i costi pubblici e creando al tempo stesso nuove opportunità per il sistema produttivo locale.

Un approccio che si inserisce anche nelle strategie europee del Green Deal, che puntano a ridurre gli sprechi di materia e a valorizzare il riuso delle risorse disponibili. In questo caso la materia prima arriva direttamente dal vulcano più attivo d’Europa. E quella che finora era considerata solo un’emergenza da gestire potrebbe diventare, almeno in parte, una nuova opportunità di sviluppo.

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