A Roma il futuro dello stadio Flaminio torna al centro della scena, ma insieme ai rendering e alle promesse di riqualificazione crescono dubbi e contestazioni. La presentazione del progetto di trasformazione dell’impianto, destinato a diventare la nuova casa della Lazio, ha immediatamente riattivato il fronte critico dei comitati di quartiere e delle associazioni civiche, che temono un impatto pesante su mobilità, vivibilità e patrimonio architettonico.
Il piano prevede un ampliamento significativo della capienza, fino a circa 50 mila posti, e un investimento di centinaia di milioni di euro. L’intervento, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe restituire alla città una struttura oggi segnata da degrado e anni di abbandono. Ma proprio qui nasce la prima crepa: per molti residenti la rigenerazione rischia di tradursi in una pressione urbanistica difficilmente sostenibile per il quadrante Flaminio-Villaggio Olimpico.
Il problema traffico
Le preoccupazioni riguardano soprattutto il traffico. Il progetto punta su una zona a traffico limitato nelle giornate di partita, parcheggi decentrati e un sistema di navette. Una visione che, sulla carta, privilegia l’accesso pedonale e il trasporto pubblico. I comitati, però, parlano di misure insufficienti e temono che l’afflusso di decine di migliaia di tifosi possa congestionare strade già critiche, con ripercussioni su residenti, scuole e attività commerciali. Il timore è che la Ztl temporanea sposti semplicemente il problema nelle aree limitrofe.
C’è poi il nodo ambientale. L’incremento annunciato di aree verdi e alberature non convince tutti. Diverse realtà locali chiedono di vedere numeri, progetti esecutivi e garanzie di manutenzione nel tempo. “Non basta dichiarare più verde, serve capire dove, come e con quali tutele”, è la linea che circola tra assemblee di quartiere e incontri pubblici. Sullo sfondo resta la diffidenza verso operazioni che in passato, promettendo sostenibilità, hanno poi mostrato criticità nella fase attuativa.
Ancora più sensibile la questione dei vincoli. Il Flaminio è un’opera di Pier Luigi Nervi soggetta a tutela monumentale. Le ipotesi di copertura e modifiche strutturali hanno acceso il dibattito tra architetti e studiosi, oltre a sollevare interrogativi sulla compatibilità con le prescrizioni della Soprintendenza. Per i comitati, il rischio è che l’identità architettonica dell’impianto venga sacrificata a favore di esigenze funzionali e commerciali.
La cautela del Campidoglio
Il Campidoglio osserva con cautela. L’iter scelto segue la procedura prevista dalla legge sugli stadi, con passaggi tecnici e politici ancora lunghi, inclusa la valutazione del pubblico interesse. Un percorso che potrebbe richiedere anni e che non esclude ricorsi. Il risultato è un clima sospeso tra aspettative e timori. Da un lato la possibilità di recuperare uno spazio urbano oggi ferito dal degrado, dall’altro la paura che l’operazione accentui squilibri già evidenti. Il destino del Flaminio, ancora una volta, non sarà solo una questione sportiva, ma un banco di prova per la capacità delle istituzioni di conciliare rigenerazione urbana, tutela ambientale e qualità della vita nei quartieri.
