16 Luglio 2024
Milano, 26°

Mar Mediterraneo nella morsa del sovrasfruttamento e del riscaldamento globale. Mercato ingordo: produzione di pesce per il 2024 esaurita, domanda eccessiva e devastanti effetti della pesca illegale sulle specie ittiche, già costrette a migrare per la tropicalizzazione in corso. Implicazioni e soluzioni.

L’estate sta per entrare nel vivo, e con essa la stagione delle vacanze nei centri italiani più noti in patria e all’estero per le proprie proposte turistiche. Tra esse non possono mancare quelle culinarie, a partire dai frequenti menù a base di pesce. Attenzione però, perché potremmo ritrovarci a mangiare qualcosa di diverso rispetto a ciò che ci aspettiamo. Come denunciato dal WWF, infatti, il Mar Mediterraneo in questo momento ha già esaurito le proprie riserve ittiche per l’anno 2024. Si tratta di un giorno che in realtà arriva ogni anno, e ha anche un nome: «Fish Dependence Day».

Il WWF, nella sua campagna Our Future, spiega perché l’Europa esaurisca la sua produzione interna di pesce, ma anche di molluschi e crostacei, tanto presto sul calendario: il Mar Mediterraneo soffre di «sovrasfruttamento», visto che il 58% degli stock ittici delle nostre acque è chiamato a portare in tavola più animali rispetto a quanti ne produce. Ovviamente si tratta di numeri da interpretare nella maniera corretta: le acque nostrane non si sono «completamente svuotate» da un giorno all’altro. Sarebbe però successo eccome, se tutto il pesce consumato in questi mesi fosse stato esclusivamente locale.
Il primo effetto, meno grave di altri, ma comunque da considerare, è prettamente economico. Dato che la domanda di pesce non si esaurisce, i prodotti che consumiamo nel secondo semestre dell’anno derivano dalla sola importazione. Ma appare evidente che le implicazioni più spaventose riguardino l’ambiente, in particolare la tenuta dell’ecosistema marino.
Se n’è parlato a Roma, all’annuale Comitato per la Pesca della FAO (Committee of Fisheries, COFI). Qui, oltre a lanciare l’allarme sui consumi eccessivi del pesce del Mediterraneo, l’attenzione si è concentrata sugli effetti della crisi climatica sui nostri mari: il riscaldamento globale sta generalmente riducendo le popolazioni ittiche, che in alcune aree tropicali potrebbero calare fino al 40% da qui al 2100. Il guaio è che anche le nostre acque si stanno via via “tropicalizzando”. E questo potrebbe indurre diverse specie autoctone a migrare verso aree più fresche, lasciando più spazio a specie invasive come le meduse.
A soffrire sono in particolare sardine, triglie di fango, naselli, gamberi viola e rosa. A ciò si aggiunge il fenomeno della pesca illegale (effettuata in barba a ogni regolamento e con statistiche non chiaramente calcolabili), mossa dalle semplici esigenze di un mercato ingordo e superficiale. Basti pensare che in Europa ogni cittadino consuma in media 24 kg di pesce all’anno, mentre in Italia si arriva a 31,21: troppo, per la sola capacità del Mar Mediterraneo.
La risposta all’emergenza arriva da Giulia Prato, responsabile mare WWF: «È indispensabile aumentare la protezione in aree chiave del Mediterraneo, per aiutare gli habitat marini a riprendersi e ricostituire gli stock ittici chiave». Riguardo ai comuni cittadini, invece, tre le indicazioni: consumare solo pesce locale e adulto, scegliere solo quello di stagione e, in generale, cercare di mangiarlo un po’ meno spesso.

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