Dopo le condanne in California alle piattaforme che contribuiscono a creare dipendenza ai minori, anche la Francia prova a cambiare approccio nella regolazione dei social media per i più giovani. Il Senato ha approvato una versione rivista del disegno di legge su questo tema scegliendo di non puntare più a un divieto generalizzato per gli under 15, ma di intervenire direttamente sulle caratteristiche delle piattaforme considerate dannose. Il voto è stato netto: l’88,5% dei senatori ha respinto l’idea di un ban totale. Al suo posto prende forma un modello più mirato, che impedisce l’accesso dei minori alle piattaforme che utilizzano specifiche funzionalità di “design tossico“, come sistemi di raccomandazione aggressivi o meccanismi progettati per aumentare il tempo di permanenza.
La svolta: responsabilità alle piattaforme
Il passaggio non è solo tecnico, ma politico. Il disegno di legge sposta il baricentro della responsabilità: non più famiglie e ragazzi, ma soprattutto aziende. Come sottolinea Jean Cattan del Future of Tech Institute, “il voto di oggi dimostra che la Francia potrebbe guidare non solo l’Europa, ma il mondo nell’affrontare il modello di business irresponsabile dei social media delle Big Tech”.
Secondo Cattan, il punto non è proibire l’accesso, ma eliminare le dinamiche che rendono i social dannosi, a partire dai meccanismi che creano dipendenza. Un approccio che si inserisce in un contesto più ampio. Negli Stati Uniti, come abbiamo visto, alcune recenti decisioni giudiziarie stanno già mettendo sotto pressione i colossi digitali sul tema del design dei prodotti social.
Non è “colpa dei social”, ma di come sono progettati
Per molti esperti, la novità più rilevante è proprio questa: riconoscere che i problemi non sono intrinseci ai social media, ma derivano da scelte precise.
Robin Berjon, informatico e autore, lo sintetizza così: “Prendere di mira le funzionalità tossiche è una scelta intelligente”. Il funzionamento delle piattaforme, spiega, non è inevitabile ma il risultato di decisioni aziendali. E quindi modificabile.
La questione, però, non si ferma qui. Secondo Berjon, l’Europa dovrebbe cogliere l’occasione per costruire un proprio modello digitale, basato su infrastrutture condivise e un ecosistema di servizi più piccoli e sicuri. Non solo regolazione, dunque, ma anche alternativa industriale.
I limiti dei divieti: aggirabili e poco efficaci
Il dibattito resta aperto anche tra chi guarda con favore a una maggiore regolazione. Il punto critico è semplice: i divieti, da soli, funzionano poco. Nacho Guadix di UNICEF Spagna lo mette in chiaro: “Misure puramente restrittive tendono a spostare il problema senza eliminare i rischi”. I minori possono aggirare facilmente le restrizioni, usando account falsi o dispositivi di altri. Per questo, insiste Guadix, servono obblighi chiari per le piattaforme: verifica dell’età realmente efficace, protezione dei dati e soprattutto un design più sicuro.
Un precedente per l’Europa
Il voto del Senato francese non chiude il percorso legislativo: il testo passerà ora a un comitato paritetico tra Senato e Assemblea nazionale per arrivare a una versione definitiva. Ma il segnale politico è già chiaro. La Francia si candida a fare da apripista in Europa, in un momento in cui anche altri Paesi, come Germania e Spagna, stanno valutando misure simili.
Il punto centrale è destinato a restare: non basta stabilire un’età minima. Occorre intervenire sul funzionamento stesso delle piattaforme.
