Dopo quasi due secoli di assenza, le tartarughe giganti sono tornate a Floreana, nell’arcipelago delle Galápagos. Un evento di rilievo non solo simbolico: questi rettili sono considerati veri ingegneri dell’ecosistema. Con le loro attività alimentari modellano la vegetazione, favoriscono la dispersione dei semi e contribuiscono alla creazione di microhabitat. In pratica, riattivano dinamiche naturali che la loro scomparsa aveva interrotto per generazioni.
Le tartarughe originarie di Floreana furono spinte all’estinzione nel XIX secolo. A determinarne la scomparsa fu la combinazione di fattori che ha segnato il destino di molte specie insulari: caccia intensiva da parte di balenieri e marinai, perdita di habitat e impatto di animali introdotti dall’uomo. Ratti, gatti e maiali predavano uova e piccoli, compromettendo la capacità di riproduzione. Quando la popolazione collassò, l’isola perse uno dei suoi protagonisti evolutivi.
La sorpresa genetica
La storia, tuttavia, non si è chiusa con quell’estinzione. Decenni dopo, sull’isola di Isabela, i ricercatori individuarono tartarughe con tratti compatibili con quelle di Floreana. Le analisi rivelarono che alcuni individui conservavano una quota rilevante del patrimonio genetico riconducibile alla sottospecie ritenuta perduta. L’ipotesi più accreditata è che nei secoli passati i navigatori trasportassero tartarughe tra le isole, abbandonandole o perdendole lungo le rotte. Una circostanza casuale che ha finito per preservare frammenti genetici preziosi.
Da quella scoperta è nato un programma di allevamento selettivo coordinato dal Parco Nazionale delle Galápagos. Gli individui con maggiore affinità genetica sono stati fatti riprodurre in cattività per recuperare parte delle caratteristiche della popolazione originaria. Il 20 febbraio 2026 il progetto ha raggiunto una tappa chiave: 158 giovani tartarughe, tra gli 8 e i 13 anni, sono state rilasciate a Floreana. Pur non essendo esemplari geneticamente identici a quelli estinti, rappresentano un passaggio concreto verso il ripristino delle funzioni ecologiche perdute.
Obiettivo: ricostruire una popolazione
Questo rilascio è solo l’inizio. Il piano prevede di arrivare a circa 700 individui nei prossimi anni, con l’obiettivo di formare una popolazione stabile e autosufficiente. Parallelamente proseguono le operazioni di controllo ed eradicazione delle specie invasive, condizione indispensabile per garantire la sopravvivenza delle nuove generazioni. La sfida non è soltanto numerica, ma riguarda l’equilibrio complessivo dell’ecosistema.
A Floreana vivono circa 200 persone. Agricoltura, pesca e turismo dipendono direttamente dalla salute ambientale dell’isola. Il ritorno delle tartarughe può rafforzare la resilienza ecologica e, indirettamente, sostenere attività economiche più sostenibili. È un tassello di una strategia che intreccia conservazione, scienza e coinvolgimento delle comunità locali.
La reintroduzione dimostra che anche le estinzioni locali, quando esistono ancora tracce genetiche e habitat recuperabili, non sono sempre definitive. Servono tempo, dati solidi e una notevole perseveranza. Il passo lento delle tartarughe giganti, oggi, racconta proprio questo: la rinascita degli ecosistemi può essere lunga, ma non è impossibile.
