25 Marzo 2026
/ 25.03.2026

Gas, la strategia possibile senza nuovi giacimenti

Un’analisi di ECCO indica una strada alternativa mentre Meloni vola in Algeria: ridurre la domanda può sostituire gran parte delle forniture estere in tempi rapidi

In contemporanea con il viaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Algeria, il tema della sicurezza energetica torna al centro del dibattito. Ma la direzione suggerita non è quella più scontata. Secondo una nuova analisi del think tank italiano ECCO, inseguire nuovi fornitori o investire in infrastrutture fossili rischia di essere una risposta costosa e poco lungimirante.

La tesi è questa: la sicurezza energetica non si costruisce aumentando l’offerta, ma riducendo la domanda. In un contesto segnato da mercati instabili e tensioni geopolitiche, tagliare i consumi di gas diventa la leva più rapida ed efficace per abbassare prezzi e vulnerabilità.

Rinnovabili, efficienza, elettrificazione: i numeri della svolta

Il dato più interessante è che l’Italia, nel giro di dodici mesi, potrebbe sostituire oltre l’85% delle importazioni di gas dal Qatar, pari a circa 6,4 miliardi di metri cubi. Non con nuovi contratti, ma con misure già previste o tecnicamente realizzabili.

Il primo pilastro è lo sviluppo delle rinnovabili. Installare 10 gigawatt l’anno di nuova capacità – come già previsto dal Piano nazionale energia e clima – significherebbe ridurre i consumi di gas di 2,5 miliardi di metri cubi, cioè circa il 40% delle forniture qatarine. A questo si aggiunge l’efficienza energetica. Interventi su edifici, imprese e servizi potrebbero tagliare altri 0,8 miliardi di metri cubi, pari al 12,5%. Meno sprechi significa meno energia da acquistare.

Infine l’elettrificazione dei consumi, soprattutto nei settori civile e industriale a bassa temperatura, può portare un ulteriore risparmio di circa 0,65 miliardi di metri cubi: pompe di calore, processi industriali più efficienti e meno caldaie a gas.

Il ruolo dell’Algeria senza nuove infrastrutture

Resta una quota residuale, circa il 15%, pari a un miliardo di metri cubi. Qui entra in gioco l’Algeria, già oggi uno dei principali partner energetici dell’Italia.

Secondo ECCO, non servono nuovi gasdotti o nuovi giacimenti. È sufficiente sfruttare meglio le infrastrutture esistenti e intervenire su un nodo spesso trascurato: le perdite di metano lungo la filiera. Ridurle significa recuperare volumi già disponibili senza aumentare l’estrazione.

È un passaggio chiave anche politicamente. Perché suggerisce che gli accordi energetici con Paesi fornitori dovrebbero concentrarsi su efficienza e trasparenza, più che sull’espansione della produzione.

Stoccaggi e risparmio: la partita dell’inverno

Nel breve periodo c’è poi un’altra urgenza: preservare le scorte. L’Italia oggi ha livelli di stoccaggio pari al 44%, ben sopra la media europea del 29%. Un vantaggio che però va gestito.

Senza un piano di risparmio strutturato, il rischio è arrivare all’estate con serbatoi svuotati e dover acquistare gas a prezzi elevati per riportarli alla soglia di sicurezza dell’80-90% in vista dell’inverno. Anche qui la logica è semplice: consumare meno oggi per pagare meno domani.

Un nuovo equilibrio nel Mediterraneo

L’analisi apre anche una riflessione più ampia sul ruolo dell’Italia nel Mediterraneo. Puntare ancora su nuovi accordi di fornitura, soprattutto con Paesi fortemente dipendenti dalle esportazioni di gas come l’Algeria, potrebbe rivelarsi miope.

La domanda europea di gas è destinata a calare. Continuare a investire in nuova produzione rischia di esporre questi Paesi a futuri shock economici, con possibili ripercussioni sulla stabilità regionale. Da qui la proposta: trasformare la cooperazione energetica in un percorso di medio-lungo periodo, aiutando partner come l’Algeria a diversificare le proprie economie e ridurre la dipendenza dal gas.

In altre parole, la soluzione non è trovare altro gas. È averne sempre meno bisogno.

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