25 Febbraio 2026
/ 25.02.2026

Gestione dei rifiuti industriali e filiere circolari, Federica Ravaioli (Herambiente): “Dalla complessità alla consulenza, così la sostenibilità diventa competitiva”

La direttrice di Herambiente Servizi Industriali racconta le principali sfide organizzative e tecnologiche del settore e il ruolo delle partnership nella valorizzazione dei rifiuti

Nel percorso di transizione ambientale dell’industria europea, la gestione dei rifiuti industriali è un ambito sempre più rilevante. Dietro il termine “scarto” si nasconde una grande varietà di materiali e processi, che richiede competenze specialistiche, impianti adeguati e una forte integrazione con le attività produttive. In questo contesto, Herambiente Servizi Industriali gestisce ogni anno oltre un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti industriali.

La complessità come sfida operativa

Secondo Federica Ravaioli, direttrice della società del Gruppo Hera dedicata ai servizi ambientali per l’industria, la principale difficoltà è rappresentata dalla frammentazione del tessuto produttivo. “I settori industriali sono molto diversi tra loro e generano rifiuti di natura estremamente eterogenea. Questo comporta la necessità di disporre di impianti in grado di trattare rifiuti liquidi, solidi, pericolosi e non pericolosi, cercando di massimizzare il recupero di materia ed energia”, racconta ai microfoni di Eco in città.

La complessità riguarda quindi non solo gli aspetti tecnologici, ma anche quelli organizzativi. Occorre progettare sistemi flessibili, capaci di adattarsi alle esigenze specifiche delle imprese e di garantire continuità operativa, rispetto delle normative e controllo dei costi.

Dalla fornitura alla consulenza

Un cambiamento rilevante riguarda il rapporto con le aziende clienti. “Sempre più spesso le imprese chiedono un supporto consulenziale, non solo un servizio di smaltimento”, spiega Ravaioli. “È necessario entrare nei processi produttivi, comprenderli e individuare soluzioni mirate”. In questo modo, la gestione dei rifiuti diventa parte integrante dell’organizzazione industriale, contribuendo all’ottimizzazione dei flussi, alla riduzione degli sprechi e al miglioramento delle performance ambientali.

Le partnership e l’economia circolare

Le collaborazioni con le imprese consentono inoltre di sperimentare modelli concreti di economia circolare. Tra gli esempi, la partnership con Automobili Lamborghini, da cui è nato un progetto di riutilizzo creativo degli scarti industriali. Un’iniziativa che, al di là del valore simbolico, mostra come sia possibile valorizzare materiali di scarto anche in ambiti non strettamente industriali.

“In questo senso – conclude Ravaioli – l’economia circolare non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’organizzazione dei processi, l’efficienza operativa e la competitività delle imprese”. La gestione dei rifiuti industriali si configura così come una leva strategica per affrontare la transizione ecologica in modo strutturato e sostenibile.

CONDIVIDI

Continua a leggere