Cinque cerchi olimpici che gocciolano petrolio. È l’immagine comparsa la mattina del 5 febbraio in Piazza del Duomo, a Milano, dove attiviste e attivisti di Greenpeace Italia hanno allestito un’installazione simbolica poche ore prima dell’arrivo della fiamma olimpica. Accanto, una scritta netta: “Sponsored by Eni”. Il messaggio non lascia spazio a interpretazioni. La protesta prende di mira la presenza del colosso petrolifero e del gas, tra i principali sponsor delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.
L’azione si è svolta sotto gli occhi di cittadini e turisti ed è stata rimossa poco dopo dagli assistenti civici. Ma l’immagine, rilanciata anche dalle agenzie internazionali, ha già fatto il giro del mondo.
Sponsor fossili sotto accusa
Secondo Greenpeace, il legame tra i Giochi invernali e aziende fortemente dipendenti dai combustibili fossili rappresenta una contraddizione difficile da giustificare. “È assurdo che fra i principali partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici figurino aziende che, con le loro emissioni fuori controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono le Olimpiadi Invernali. Eni è fra i principali responsabili al mondo della crisi climatica e non è accettabile che le sue operazioni di greenwashing inquinino i valori olimpici del rispetto per le persone e l’ambiente. Chiediamo al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni e partnership con le aziende del gas e del petrolio, a partire da Eni, per salvaguardare i Giochi Olimpici presenti e futuri”, ha dichiarato Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia.
Per l’organizzazione ambientalista le attività di Eni nel settore petrolifero e del gas contribuiscono in modo significativo al riscaldamento globale, mettendo in discussione la stessa possibilità di ospitare competizioni sportive legate alla neve e al ghiaccio. Greenpeace ha inoltre ricordato di aver avviato un’azione legale contro l’azienda proprio sul fronte climatico.
Numeri che parlano di ghiaccio che scompare
Nel mirino non c’è solo il valore simbolico della sponsorizzazione. Greenpeace richiama dati che collegano direttamente le emissioni climalteranti alla perdita dei ghiacciai. Secondo le stime citate dall’organizzazione, le emissioni globali di Eni per il solo 2024, pari a 395 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, potrebbero essere associate alla fusione di 6,2 miliardi di tonnellate di massa glaciale. Un volume che, se rapportato al contesto italiano, equivarrebbe a oltre la metà dei ghiacciai alpini.
La fiamma passa, la polemica resta
La protesta si è intrecciata con una giornata chiave del percorso della torcia olimpica, arrivata a Milano dopo aver attraversato tutte le 110 province italiane. La fiamma era attesa anche davanti alla sede centrale di Eni nel corso della giornata, mentre l’accensione dei bracieri dei Giochi è affidata agli ex campioni Alberto Tomba e Deborah Compagnoni.
Eni, da parte sua, ha dichiarato di condividere l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico e di continuare a investire nella transizione energetica, ribadendo l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Greenpeace guarda invece al Comitato Olimpico Internazionale, al quale ha inviato una lettera aperta chiedendo di escludere le sponsorizzazioni delle aziende del petrolio e del gas. Un appello che richiama una scelta già fatta in passato, quando il CIO bandì la pubblicità del tabacco dai Giochi. Oggi, sostengono gli attivisti, la posta in gioco è la sopravvivenza stessa degli sport invernali.
