Tra i padiglioni affollati e il profumo di prodotti locali, la Fiera Nazionale di Grottaferrata diventa un laboratorio contemporaneo. Dal 21 al 29 marzo torna una delle manifestazioni più longeve d’Italia. Questa 426esima edizione prova a tenere insieme due piani che raramente dialogano davvero: la memoria e la sostenibilità.
Tradizione e contemporaneità
Il rituale è quello di sempre: corteo inaugurale, benedizione, banda musicale, istituzioni in prima fila. Ma è nei contenuti che la fiera cambia passo. Accanto agli stand di artigianato e arredamento, l’enogastronomia è degustazione ma anche racconto di filiere, stagionalità, origine.
In un contesto in cui il cibo è sempre più standardizzato, eventi come questo rimettono al centro la relazione tra territorio e produzione come pratica concreta: olio, ortaggi, prodotti locali diventano strumenti per parlare di qualità e impatto ambientale.
Educazione ambientale, senza retorica
La parte più interessante si gioca nei padiglioni dove vengono proposti i laboratori per bambini – dalla “tombola del campo” alla scoperta della frutta – e gli incontri su filiera corta e consumo consapevole evitano il tono moralistico e puntano sulla comprensione.
Qui la sostenibilità è una sequenza di scelte quotidiane: cosa mangiamo, da dove arriva, quanto incide sull’ambiente. Anche temi meno scontati, come il consumo di pesce o le proteine vegetali, entrano nel programma con un taglio pratico, quasi didattico. È un approccio che funziona perché prova a costruire consapevolezza.
Biodiversità e comunità
In fondo al percorso fieristico, il padiglione dedicato alla biodiversità – con focus su specie animali come i bachi da seta – sembra quasi fuori asse rispetto al resto. In realtà è il punto più politico dell’intera manifestazione. Parlare di biodiversità in una fiera popolare significa riportare il tema fuori dai contesti specialistici. Significa inserirlo nella vita quotidiana, tra una degustazione e un concerto.
Una città che diventa spazio culturale
La fiera esce dai suoi confini fisici e si diffonde nel centro storico, tra concerti, cinema e teatro. Il Colli Albani Film Festival, le iniziative artistiche, gli spettacoli: tutto contribuisce a trasformare l’evento in una piattaforma culturale più ampia.
È qui che emerge un altro elemento chiave: la sostenibilità riguarda l’ambiente ma anche il modo in cui si costruiscono comunità. Eventi diffusi, accessibili, intergenerazionali.
Più di una fiera
Grottaferrata mette in scena una possibilità concreta: quella di aggiornare le tradizioni senza svuotarle. In un momento in cui il rischio è trasformare tutto in esperienza commerciale, questa manifestazione prova a restare ancorata a un’idea di utilità pubblica.Perché se la transizione ecologica deve diventare quotidiana, ha bisogno anche di luoghi così: imperfetti, affollati, ma vivi.
