10 Febbraio 2026
/ 10.02.2026

I custodi dei semi dell’Amazzonia: una famiglia si batte per salvare le piante a rischio

In Ecuador un piccolo vivaio familiare protegge specie vegetali minacciate da deforestazione e cambiamento climatico

Nel cuore dell’Amazzonia ecuadoriana, lontano dai grandi programmi internazionali di conservazione, una famiglia porta avanti da anni una missione quasi solitaria: salvare specie vegetali minacciate dall’avanzare della deforestazione e dagli effetti del cambiamento climatico. È una storia che mostra quanto la tutela della biodiversità dipenda spesso da iniziative locali, poco note ma decisive per la sopravvivenza degli ecosistemi.

Nella comunità indigena Quichua di Alto Ila, a circa 130 chilometri a sud-est di Quito, Ramón Pucha e la sua famiglia hanno trasformato un terreno di oltre trenta ettari in un laboratorio vivente di conservazione. Qui vengono raccolti, coltivati e successivamente reintrodotti semi di piante rare o a rischio di estinzione, in un lavoro paziente che richiede tempo, competenze botaniche e una profonda conoscenza della foresta.

Il lavoro coinvolge tutta la famiglia

Il processo inizia con lunghe spedizioni nella giungla, durante le quali Pucha cerca alberi rari per raccoglierne i semi. Non è un’attività semplice: molte specie producono semi solo in determinati periodi e negli ultimi anni la crescente frequenza di siccità e l’alterazione delle stagioni hanno reso il compito ancora più difficile, riducendo la disponibilità di materiale riproduttivo. Una volta riportati al vivaio, i semi vengono piantati e curati fino a diventare giovani piante che, quando raggiungono la maturità, vengono utilizzate nei programmi di riforestazione o distribuite alle comunità locali impegnate nel recupero delle aree degradate.

Il lavoro coinvolge tutta la famiglia. I figli collaborano nella coltivazione e nella gestione del vivaio, mentre uno di loro, con competenze botaniche, affianca i genitori nell’identificazione delle specie e nell’attività di divulgazione, accompagnando ricercatori e visitatori interessati a conoscere l’esperienza. Nel tempo, la fattoria è diventata una sorta di banca genetica di specie native, contribuendo alla conservazione di varietà vegetali che in molte zone dell’Amazzonia stanno scomparendo a causa del disboscamento, dell’espansione agricola e delle attività estrattive.

Niente incentivi

Nonostante il valore ambientale dell’iniziativa, il sostegno istituzionale è limitato e il progetto continua a basarsi soprattutto sulle risorse della famiglia. La mancanza di incentivi economici evidenzia una contraddizione frequente nelle politiche di conservazione: mentre la tutela delle foreste tropicali è considerata una priorità globale, molte delle attività più concrete sul territorio sono portate avanti da comunità locali con finanziamenti minimi o del tutto assenti.

La storia di questa famiglia mette in luce un aspetto spesso trascurato del dibattito ambientale: la conservazione della biodiversità non passa solo attraverso grandi parchi naturali o accordi internazionali, ma anche attraverso una rete diffusa di piccoli progetti locali che proteggono semi, varietà genetiche e conoscenze tradizionali. Senza questi presidi territoriali, molte specie rischierebbero di scomparire prima ancora di essere studiate o catalogate.

Un esempio concreto di conservazione dal basso

L’Amazzonia, uno dei principali serbatoi di biodiversità del Pianeta, continua a subire la pressione combinata di agricoltura intensiva, estrazioni minerarie e cambiamenti climatici. In questo contesto, iniziative come quella avviata da Pucha e dalla sua famiglia assumono un significato che va oltre la dimensione locale: ogni specie salvata contribuisce a mantenere l’equilibrio ecologico della foresta, che a sua volta svolge un ruolo cruciale nella regolazione del clima globale.

Il loro progetto non è nato come un programma strutturato, ma come una scelta personale guidata dal desiderio di preservare la ricchezza naturale del territorio. Con il tempo si è trasformato in un esempio concreto di conservazione dal basso, dimostrando che anche piccoli gruppi possono contribuire alla tutela di ecosistemi globali. È una battaglia quotidiana fatta di semi, pazienza e visione lunga, quella di chi continua a piantare alberi pensando a foreste che forse non vedrà mai adulte, ma che potrebbero fare la differenza per le generazioni future.

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