14 Aprile 2024
Milano, 16°

Scienza e tecnologia, Società

I videogiochi strumento di cura, la scoperta

Una ricerca innovativa, coordinata da un team italiano, dimostra che alcuni videogame possono favorire la normalizzazione della percezione dei suoni del linguaggio per i ragazzi, prevenendo la dislessia, anche sulla lunga distanza.

I videogiochi d’azione, spesso demonizzati o messi all’indice dai genitori come istigatori alla violenza e mera perdita di tempo per i ragazzi, possono invece fornire un valido aiuto per combattere la dislessia. Questo, almeno, è quanto afferma lo studio condotto da un team internazionale di ricercatori coordinato dalle Università di Bergamo, Padova e Pavia. Il gaming, dimostra la ricerca, può dare una valida mano nel risolvere le difficoltà dei ragazzi nella percezione dei suoni e del linguaggio.
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento, che consiste nella difficoltà dell’automatizzazione della lettura nei bambini che non presentano nessun deficit a livello cognitivo e sensoriale. Si manifesta con difficoltà nell’accuratezza, nella velocità e nella comprensione del testo e questo può limitare il normale svolgimento delle attività quotidiane. Il videogioco d’azione, secondo lo studio “Phonemic Awareness in Pre-Readers at Risk for Developmental Dyslexia” pubblicato su Nature, favorisce la normalizzazione della percezione dei suoni del linguaggio, portando benefici notevoli che possono essere apprezzati anche sulla lunga distanza.

Che il gioco in generale sia uno strumento fondamentale nell’apprendimento e nello sviluppo psicomotorio è un concetto ormai assodato e condiviso dagli esperti. Sui videogame, però, e soprattutto su quelli d’azione, il pregiudizio persiste e vengono spesso percepiti più come portatori di disordine piuttosto che di benefici. È proprio nello scardinare questa falsa credenza che sta il contenuto innovativo della nuova ricerca. Lo studio è stato condotto su un campione di 120 bambini che frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia; tra di essi, un sottogruppo di 79 soggetti presentava difficoltà nei prerequisiti riguardanti la lettura e la scrittura. L’analisi è stata articolata su 20 sessioni di 45 minuti, in cui i partecipanti sono stati fatti giocare con un videogioco d’azione commerciale. I risultati non si sono fatti attendere, dimostrando un rapido miglioramento riguardante i disturbi nella percezione dei fonemi. Inoltre, i benefici sono tutt’altro che effimeri: si è constatato, infatti, che persistono in un arco di tempo di circa 6 mesi.
La ricerca sull’effetto positivo dei videogame nel trattamento della dislessia affonda le sue radici in ricerche svolte in precedenza, che avevano già messo in luce come l’attenzione e la velocità di lettura fossero stimolate da sessioni con giochi elettronici. «Da queste premesse abbiamo ipotizzato che i videogiochi d’azione potessero migliorare anche la percezione dei fonemi», ha spiegato la Dott.ssa Sara Bertoni, del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli Studi di Bergamo. E hanno avuto ragione. I risultati ottenuti dai ricercatori sono tanto più importanti se si considera che potrebbero aprire in futuro la strada all’elaborazione di programmi per il trattamento dei disturbi del neurosviluppo. Un cambio di prospettiva totale sul mondo dei videogame.

Condividi