2 Febbraio 2026
/ 2.02.2026

Iea: “La sicurezza nucleare dell’Europa dipende da riparazioni temporanee, negoziate sotto le bombe”

Il direttore dell'Aiea, l’agenzia nucleare di Vienna, Rafael Mariano Grossi spiega che senza elettricità non è possibile raffreddare le piscine, con conseguente aumento della temperatura dell’acqua, possibile evaporazione e rilascio di gas radioattivi

È successo ancora, venerdì scorso. “Le centrali nucleari ucraine hanno temporaneamente ridotto la produzione questa mattina dopo che un problema di natura tecnica alla rete ha interessato le linee elettriche”, ha riferito il direttore dell’Aiea, l’agenzia nucleare di Vienna, Rafael Mariano Grossi. L’impianto di Chernobyl, ha fatto sapere l’Aiea, “ha perso brevemente tutta l’alimentazione elettrica esterna. L’Ucraina sta lavorando per stabilizzare la rete e ripristinare l’energia; non si prevede alcun impatto diretto sulla sicurezza nucleare, ma la situazione generale rimane precaria”. Così è stato: crisi superata. Ma non si può vivere sempre sull’orlo del baratro. E Grossi non ha usato mezzi termini. “Dopo quattro anni, il conflitto in Ucraina continua a rappresentare la più grande minaccia globale alla sicurezza nucleare”, ha affermato durante una riunione del Consiglio dei governatori dell’Aiea presso la sede centrale dell’agenzia delle Nazioni Unite a Vienna, in Austria.

La situazione resta precaria

La crisi di venerdì è solo l’ultima di una lunga serie. Il penultimo capitolo risale al 20 gennaio, quando le attività militari hanno danneggiato una sottostazione critica, causando la disconnessione di diverse linee elettriche.  Il sito ha dovuto ricorrere a generatori diesel di emergenza per garantire la sicurezza del nuovo sarcofago e dei depositi di carburante fino al ripristino delle linee elettriche. “L’impianto di Chernobyl – disse Grossi il 20 gennaio annunciando l’emergenza – ha perso tutta l’alimentazione elettrica esterna. L’Ucraina sta lavorando per stabilizzare la rete e ripristinare l’energia; non si prevede alcun impatto diretto sulla sicurezza nucleare, ma la situazione generale rimane precaria”. La linea fu poi riconnessa senza danni alcune ore dopo, con la centrale tenuta in sicurezza dai generatori diesel di emergenza. 

La minaccia più immediata per Chernobyl arriva dal combustibile nucleare esaurito conservato nell’obsoleto impianto ISF 1, un sistema di piscine costruito in epoca sovietica. Qui, alla fine del 2020, erano stoccate 21.284 barre altamente radioattive, con una carica compresa tra 7,3 e 10²⁰ becquerel, tra cui 6,3 tonnellate di plutonio 239. Si tratta di un materiale che, per normativa internazionale, dovrebbe rimanere in acqua solo nei primi anni dopo l’estrazione dai reattori, per poi essere destinato a impianti sicuri per la conservazione a lungo termine.

Due depositi per le barre radioattive

Per rispondere a questa esigenza è stato costruito l’ISF 2, un moderno deposito “a freddo” realizzato dall’americana Holtec per 400 milioni di dollari. Completato nel 2020, ha iniziato a ricevere le prime barre lo stesso anno, proseguendo poi con cadenza regolare. Il 22 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa, le barre trasferite erano 2.060 — meno del 10% del totale. L’occupazione della centrale ha bloccato ogni ulteriore spostamento per tutto il 2022. Solo con il ritorno dell’area sotto il controllo di Kiev i trasferimenti sono potuti riprendere. A fine 2025, nell’ISF 2 risultavano stoccate 5.321 barre, mentre la maggior parte rimane ancora nel vecchio impianto ISF 1. Il nuovo blackout che ha colpito la centrale ripropone un rischio ben noto agli esperti: senza elettricità non è possibile raffreddare le piscine, con conseguente aumento della temperatura dell’acqua, possibile evaporazione e rilascio di gas radioattivi. Anche l’ISF 2, seppur più moderno e sicuro, non è immune: un’interruzione prolungata del raffreddamento potrebbe provocare fughe radioattive

Secondo Aiea al centro della vulnerabilità della rete elettrica ucraina, più ancora che Chernobyl, si trova la centrale nucleare di Zaporizhia, la più grande d’Europa, situata nell’Ucraina meridionale. Pur essendo chiusa, continua a dipendere da una fornitura continua di energia per raffreddare i suoi reattori e le piscine del combustibile esaurito. Negli ultimi mesi, l’Aiea ha dovuto negoziare quattro cessate il fuoco temporanei con le autorità ucraine e russe per consentire la riparazione delle linee elettriche danneggiate. Il 19 gennaio, la centrale è stata ricollegata all’ultima linea di riserva da 330 kilovolt, riparata dopo oltre due settimane di interruzione. Fino ad allora, Zaporizhia aveva una sola linea principale da 750 kilovolt per alimentare i suoi sistemi di sicurezza, una situazione che l’Aiea considera estremamente precaria.

In crisi i pilastri della sicurezza

Senza una fonte di energia esterna affidabile – ricorda l’Aiea – nessuna centrale elettrica può funzionare in sicurezza, anche quando è spenta. L’esistenza di un approvvigionamento energetico sicuro fuori sede è uno dei sette pilastri fondamentali della sicurezza nucleare nei conflitti armati e uno dei cinque principi stabiliti per proteggere specificamente la centrale nucleare di Zaporizhia. Questi principi, sottolinea Grossi, godono di un ampio sostegno internazionale, anche da parte delle parti in conflitto, ma la loro attuazione sul campo rimane incompleta. “Ho ripetutamente chiesto, sia qui che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il rispetto di questi principi, in particolare quando si tratta di mantenere l’essenziale fornitura di energia esterna, senza la quale una centrale nucleare non può funzionare in sicurezza”.

“In una guerra in cui le linee del fronte si spostano costantemente, anche le linee elettriche sono diventate linee di faglia. E con esse – ha concluso Rafael Grossi – la sicurezza nucleare di un intero continente continua a dipendere da riparazioni temporanee, negoziate sotto le bombe. Il modo migliore per garantire la sicurezza nucleare, nonché la sicurezza delle popolazioni che soffrono da quasi quattro anni a causa dei combattimenti, è porre fine a questo conflitto”.

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