4 Febbraio 2026
/ 4.02.2026

Il cervello ama chi crea

Danza, musica, pittura e videogiochi aiutano il cervello a rimanere biologicamente più giovane, secondo uno studio internazionale basato su modelli neuroscientifici

C’è chi trascorre le serate a provare passi di tango, chi riempie taccuini di schizzi e chi studia una partitura. Abitudini diverse, accomunate da un effetto misurabile sul cervello. Un ampio studio internazionale indica che l’impegno creativo è associato a un invecchiamento cerebrale più lento, osservabile nei circuiti neurali che regolano attenzione, apprendimento e coordinazione.

La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati attivi in 13 Paesi e guidata dai neuroscienziati Carlos Coronel e Agustín Ibáñez, ha coinvolto quasi 1.400 persone. Il campione comprendeva ballerini di tango, musicisti, artisti visivi e videogiocatori, affiancati da gruppi di controllo con caratteristiche simili per età, genere e istruzione. L’obiettivo era verificare se la creatività potesse lasciare tracce rilevabili nella biologia del cervello.

L’età stimata delle reti neurali

Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato i cosiddetti “orologi cerebrali“, modelli di apprendimento automatico capaci di stimare l’età biologica del cervello a partire dalla sua attività elettrica. I dati sono stati raccolti tramite magnetoencefalografia ed elettroencefalografia, tecniche che permettono di osservare in tempo reale come le diverse aree cerebrali comunicano tra loro.

Quando l’età stimata risulta inferiore a quella anagrafica, il cervello mostra una maggiore efficienza funzionale. È questo differenziale a emergere con chiarezza nei partecipanti creativi. I ballerini di tango presentavano in media cervelli più giovani di oltre sette anni. Musicisti e artisti visivi mostravano una differenza di cinque o sei anni, mentre nei videogiocatori lo scarto si attestava intorno ai quattro.

Secondo Ibáñez, la salute cerebrale riguarda la capacità di sostenere funzioni cognitive, emotive e sociali lungo tutto l’arco della vita. L’invecchiamento segue traiettorie diverse e colpisce in modo diseguale le reti neurali. Le attività creative sembrano incidere proprio su questa variabilità.

Connessioni più forti nelle aree vulnerabili

Accanto agli orologi cerebrali, il team ha impiegato modelli biofisici, simulazioni digitali che riproducono il funzionamento del cervello sulla base di regole biologiche e fisiche. Questi strumenti consentono di interpretare i dati e di individuare i meccanismi sottostanti.

Le analisi indicano che la creatività è associata a una comunicazione più efficiente tra le regioni cerebrali coinvolte in attenzione, apprendimento e coordinazione, aree che tendono a mostrare segni precoci di declino. Le attività artistiche e ludiche sollecitano contemporaneamente percezione, movimento, memoria e decisione, rafforzando la flessibilità delle reti neurali.

Effetti visibili anche in chi inizia da adulto

Lo studio include anche un esperimento su scala ridotta. Un gruppo di volontari senza esperienza precedente è stato addestrato per circa 30 ore al videogioco strategico StarCraft II. Al termine del periodo di allenamento, gli orologi cerebrali hanno registrato un trend che, protratto nel tempo, porterebbe a una riduzione dell’età stimata tra i due e i tre anni, accompagnata da miglioramenti nei processi attentivi.

L’effetto cresce con la continuità della pratica e risulta indipendente dalla disciplina scelta. Danza, pittura, musica e videogiochi producono risultati convergenti, suggerendo che il fattore decisivo sia l’apprendimento creativo in sé.

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