6 Febbraio 2026
/ 6.02.2026

Il costo nascosto della CO₂

I danni climatici sono ormai evidenti. Ma facciamo fatica a calcolarli, anche perché tendiamo a misurarli con i tempi dei sondaggi politici: le settimane. Uno studio su Nature amplia lo sguardo. E suggerisce di rifare i conti

Quando si parla di costi dell’energia il dibattito pubblico si ferma quasi sempre agli elementi immediati: il prezzo dell’energia, le bollette, l’impatto sulle imprese. Ma esiste un’altra dimensione che riguarda i danni futuri prodotti da ogni tonnellata di anidride carbonica rilasciata oggi in atmosfera bruciando combustibili fossili. È qui che entra in gioco il concetto di costo sociale del carbonio, uno strumento economico che prova a dare un valore monetario agli effetti del cambiamento climatico su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e stabilità economica.

In sostanza, il costo sociale del carbonio stima quanto “pesa” per la collettività l’emissione di una singola tonnellata di CO₂, sommando i danni che produrrà nel tempo. È un parametro usato per valutare la convenienza di una politica climatica. Se il danno futuro evitato è maggiore del costo dell’intervento oggi, allora l’azione è economicamente sensata, oltre che ambientalmente necessaria.

Negli ultimi anni questo concetto si è evoluto, perché è diventato sempre più chiaro che una parte rilevante dei danni climatici riguarda gli oceani. Da qui nasce l’idea del cosiddetto “costo sociale blu del carbonio“, che isola e quantifica gli impatti specifici del riscaldamento globale sugli ecosistemi marini e sulle economie costiere. Oceani più caldi e più acidi significano barriere coralline che collassano, pesca meno produttiva, coste più esposte all’erosione e alle mareggiate, infrastrutture portuali a rischio, turismo compromesso. E soprattutto più energia in gioco in atmosfera, cioè un aumento di violenza dei fenomeni meteo estremi. Tutti effetti che hanno un costo economico reale, spesso enorme, e che finora sono stati sottovalutati.

Lo documenta uno studio pubblicato su Nature, che ha ricalcolato il costo sociale della CO₂ includendo in modo più completo i danni climatici legati agli ecosistemi naturali e ai rischi sistemici. Il risultato è che il costo sociale del carbonio è almeno doppio rispetto alle stime più utilizzate nelle politiche pubbliche. Ogni tonnellata di CO₂ emessa genera danni economici molto più elevati di quanto finora riconosciuto ufficialmente: la bilancia della convenienza va ritarata. È un cambio di prospettiva importante, perché mette in evidenza quanto il clima sia un fattore che incide direttamente su settori chiave dell’economia globale e sulla sicurezza alimentare: gli oceani assorbono una parte consistente del calore in eccesso prodotto dalle emissioni serra, se questo “servizio” salta il danno è immenso.

In un contesto in cui eventi estremi, innalzamento del mare e crisi degli ecosistemi marini stanno già producendo effetti drammatici, il costo sociale del carbonio diventa uno strumento chiave per smascherare l’illusione che inquinare sia più conveniente che cambiare rotta. I numeri, quando includono tutti i danni, raccontano una storia molto diversa: quella di un conto già oggi salato, che cresce di anno in anno e che può arrivare presto a rendere ingovernabili le nostre società.

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