30 Agosto 2025
/ 4.08.2025

Il gas di Trump è peggio di quello di Putin (e del carbone)

Da una nuova ricerca risulta che l’impatto climatico del Gnl, il gas di petrolio liquefatto che ci siamo impegnati a importare dagli Stati Uniti è più alto di quello del carbone. Una trappola climatica in cui ci siamo infilati con gli accordi sui dazi imposti dalla Casa Bianca

L’impatto climatico del Gas naturale liquefatto (Gnl), che importiamo soprattutto da Stati Uniti, Qatar e Algeria per sopperire al blocco del metano russo, è peggiore di quello del carbone. È clamoroso il risultato della ricerca “L’impronta di gas serra del gas naturale liquefatto (Gnl) esportato dagli Stati Uniti”, pubblicata su “Energy, Science ed Engineering” da Robert W. Howarth della Cornell university.  Il contributo del metano al riscaldamento globale è sempre stato sottostimato e solo l’ultimo rapporto di sintesi dell’Ipcc AR6 lo rivaluta pienamente affermando che “il metano ha contribuito per 0,5 °C al riscaldamento globale totale registrato dalla fine del 1800, rispetto agli 0,75 °C del biossido di carbonio”. Ma il Gnl è molto peggio, da un punto di vista di potenziale di riscaldamento globale, del metano che giunge con un gasdotto, perché va non solo estratto, ma anche liquefatto e poi trasportato via nave, di solito per lunghe distanze. E tutto questo ha un impatto. 

“Nel complesso – scrive l’autore – l’impronta di gas serra del Gnl come fonte di combustibile è superiore del 33% rispetto a quella del carbone se analizzata utilizzando il GWP20 (potenziale di riscaldamento globale a venti anni):160 g di CO2 equivalente/MJ contro 120 g di CO2 equivalente/MJ. Anche considerando un arco temporale di 100 anni dopo l’emissione (GWP100), che sottostima gravemente il danno climatico del metano, l’impronta del Gnl è pari o superiore a quella del carbone”. Come dire che paradossalmente da un punto di vista dell’impatto sul clima potremmo pure riaprire le centrali del più economico, seppure altamente climalterante, carbone. Un paradosso, perché il carbone produce tutta un’altra serie di danni ambientali. Ma climaticamente passare dal carbone al GNL non è una soluzione intelligente. Meglio accelerare il più possibile verso le rinnovabili: la transizione con il Gnl non porta da nessuna parte.

L’esportazione dagli Stati Uniti

Le esportazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti sono aumentate notevolmente da quando nel 2016 è stato abolito il divieto di esportazione di Gnl, e l’America è ora il più grande esportatore mondiale. “Il primo problema – spiega l’autore – è che il Gnl americano è prodotto in gran parte dal gas di scisto e la produzione di gas di scisto, così come la liquefazione per produrre e trasportare il Gnl tramite navi cisterna, è un processo ad alta intensità energetica, che contribuisce in modo significativo all’impronta di gas serra del Gnl”.  

Come sappiamo il metano rimane meno anni in atmosfera ma fino a che rimane in circolo ha un potenziale di riscaldamento oltre otto volte superiore alla CO2. L’autore spiega così di aver convertito le emissioni di metano in equivalenti di anidride carbonica utilizzando un potenziale di riscaldamento globale (GWP20) di 82,5 su 20 anni e un GWP100 di 29,8 su 100 anni. “È necessario specificare il periodo di tempo per il confronto – argomenta – perché il metano ha un tempo di permanenza nell’atmosfera molto più breve. L’uso del GWP100 è più comune rispetto al GWP20, ma le prove dimostrano che il GWP100 sottostima l’impatto climatico del metano”.

E i risultati sono davvero interessanti.  “Le emissioni di metano a monte e a metà filiera – è scritto nello studio – sono le principali responsabili dell’impronta del Gnl (38% delle emissioni totali di Gnl, in base al GWP20). Aggiungendo le emissioni di CO2 derivanti dall’energia utilizzata per produrre il Gnl, le emissioni totali a monte e a metà filiera costituiscono in media il 47-48% dell’impronta totale dei gas serra del Gnl”.

Il processo di liquefazione

Altre emissioni significative sono quelle del processo di liquefazione (8,8% del totale, in media, utilizzando il GWP20) e del trasporto con navi cisterna (5,5% del totale, in media, utilizzando il GWP20). Le emissioni delle navi cisterna variano dal 3,9% all’8,1% a seconda del tipo di nave. Sorprendentemente, le navi cisterna più moderne alimentate da motori a due e quattro tempi hanno emissioni totali di gas serra più elevate rispetto alle navi cisterna a vapore, nonostante la loro maggiore efficienza nei consumi e le minori emissioni di CO2, a causa della fuoriuscita di metano dai loro scarichi.  

“Sempre più spesso – conclude il professor Howarth – i leader della politica climatica globale chiedono un rapido abbandono di tutti i combustibili fossili, compreso il gas naturale e non solo il carbone. Con un’impronta di gas serra ancora maggiore rispetto al gas naturale, porre fine all’uso del Gnl dovrebbe essere una priorità globale. Non vedo alcuna necessità di utilizzare il Gnl come fonte energetica provvisoria e faccio notare che il passaggio dal carbone al Gnl richiede ingenti spese infrastrutturali per le navi, gli impianti di liquefazione e i gasdotti che li riforniscono. Un approccio di gran lunga migliore consiste nell’utilizzare le risorse finanziarie per costruire il più rapidamente possibile un futuro senza combustibili fossili”. Trump non sottoscriverebbe di certo: per lui il Gnl è una grande opportunità economica per l’America. E pazienza per il clima.

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