Il Distretto del Po sta subendo un rapido processo di tropicalizzazione, con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Dal 1978 al 2022, la temperatura dell’acqua del Po è aumentata di circa 4 gradi, mentre la portata media del fiume si è ridotta significativamente nell’ultimo trentennio. Questi fenomeni hanno già alterato la biodiversità e mettono a rischio le attività economiche che dipendono dalla stabilità ambientale.
Inoltre il 53% dei 2.178 corpi idrici fluviali del distretto si trova in una condizione ecologica non buona, mentre il 14% presenta un grave stato di compromissione chimica. Anche i laghi non se la passano meglio: il 49% dei 109 corpi idrici lacustri esaminati mostra condizioni ecologiche solo sufficienti o peggiori. Le cause sono molte, le principali sono legate alle alterazioni morfologiche e idrologiche, spesso conseguenza di prelievi indiscriminati e iper sfruttamento delle risorse.
Un Forum per il futuro del Po
Sono alcuni dei numeri emersi dal primo Forum “Biodiversità, capitale naturale, servizi ecosistemici nel distretto del Po”, organizzato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Un Forum che ha posto al centro del dibattito la necessità di una transizione verso una nature positive economy. L’obiettivo è chiaro: arrestare la perdita di biodiversità e costruire un’economia resiliente capace di trarre vantaggio dalla tutela e valorizzazione del capitale naturale.
Anche perché parliamo di un patrimonio naturale di inestimabile valore, con 5 Riserve MAB Unesco, 420 aree protette e 684 siti della rete Natura 2000, anche se l’area è una delle più densamente popolate e industrializzate d’Europa. Una dualità che ne fa un laboratorio cruciale per il futuro della sostenibilità in Italia.
La biodiversità come opportunità
“Puntare a livelli di tutela e strumenti di gestione della Natura più efficaci è fondamentale per l’affermazione di modelli produttivi resilienti e per garantire i benefici che gli ecosistemi possono offrire”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Tra i servizi ecosistemici fondamentali si annoverano l’assorbimento della CO2, il controllo dell’erosione, la mitigazione degli eventi estremi e il mantenimento della produttività agricola.
Anche Alessandro Bratti, segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, ha sottolineato come la biodiversità non sia solo un elemento da proteggere, ma una leva strategica per il rilancio economico del territorio: “In un’epoca di crisi della globalizzazione, valorizzare il patrimonio naturale locale può offrire nuove opportunità per il tessuto imprenditoriale. Il programma Mab Unesco di Po Grande e le altre riserve possono diventare catalizzatori di nuove iniziative economiche e sociali”.
Il sondaggio
Per comprendere le percezioni e le priorità dei diversi stakeholder del distretto, è stata condotta un’indagine conoscitiva che ha fornito dati significativi:
- Il 91,7% dei rispondenti conosce l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po;
- Il 52% è informato sullo stato della biodiversità;
- Il 55% ritiene che la biodiversità sia seriamente minacciata;
- Per il 29% degli intervistati, servono maggiori strumenti economici e fiscali per la tutela della biodiversità;
- Il 22% ritiene prioritari investimenti in ricerca e studi scientifici.
Un modello per il futuro
La sfida è complessa, ma le soluzioni sono a portata di mano. Il Distretto del Po ha le risorse naturali, il know-how e la volontà politica per diventare un modello di riferimento a livello nazionale ed europeo.