4 Febbraio 2026
/ 4.02.2026

Il Villaggio olimpico di Milano apre agli atleti

A Scalo Romana prende forma la casa olimpica di Milano-Cortina: una macchina efficiente pensata per gli atleti, destinata a cambiare pelle dopo i Giochi

A sud di Milano, il Villaggio olimpico di Scalo Romana è entrato a regime a due giorni dalla cerimonia inaugurale dei Giochi invernali: 1.559 residenti da 42 Paesi hanno già preso possesso di stanze, spazi comuni e percorsi interni.

Una città nella città

Sessantamila metri quadrati ridisegnati in tre anni, sei edifici residenziali e due strutture industriali recuperate. L’arrivo non è scenografico: cantieri, deviazioni, controlli. Superati i varchi, però, il ritmo cambia. La plaza centrale assorbe voci e lingue diverse, mentre trolley e borsoni scorrono come in una grande stazione internazionale. Durante il Media Day, cronisti da tutto il mondo hanno attraversato gli spazi abitati dagli atleti, accompagnati dallo staff della Fondazione Milano Cortina.

Le aree ricreative raccontano più di molti comunicati: biliardini, videogiochi, sdraio allineate davanti ai maxischermi. C’è chi preferisce i puzzle, chi si ferma a scrivere sul social wall, bacheca di messaggi in decine di alfabeti. Il lavoro quotidiano è garantito da circa cento addetti e oltre duecento volontari. Le richieste, spiegano con una certa ironia, sono spesso molto pratiche.

Stanze, pasti, allenamento

Le 1.154 camere, singole o doppie, sono essenziali e funzionali. Letto, armadio, bagno privato. La questione del riposo, diventata tema popolare dopo le polemiche sui letti “ecologici” di altre edizioni olimpiche, qui è stata affrontata in modo pragmatico: un sistema permette di testare e richiedere materassi diversi. “Il letto sembra bello”, ha rassicurato in un video la pattinatrice britannica Phebe Bekker, citata durante le visite.

Ogni giorno vengono serviti circa 3.400 pasti, calibrati sulle esigenze nutrizionali delle delegazioni. Sei stazioni di ristorazione, migliaia di uova e quintali di pasta preparati quotidianamente. Il centro fitness, affollato fin dal mattino, è uno dei luoghi dove la dimensione competitiva prende il sopravvento sul clima da campus.

Oltre i Giochi

Tra una mind zone e una sala di preghiera, tra il parrucchiere e il centro per la riparazione delle protesi paralimpiche, emerge il senso complessivo dell’intervento. Il Villaggio non è pensato come struttura usa e getta. Terminati i Giochi, gli edifici saranno riconvertiti in studentato, inserendosi nel più ampio processo di trasformazione dello Scalo Romana, già segnato dalla presenza della Fondazione Prada e del campus Bocconi.

Le delegazioni più numerose – Italia, Germania, Repubblica Ceca – convivono con arrivi più lontani, dal Giappone all’Australia. “È la mia prima Olimpiade, tutto ha un sapore speciale”, ha raccontato un giocatore francese di hockey su ghiaccio. Parole che restituiscono l’atmosfera, ma non esauriscono il significato dell’operazione: una grande infrastruttura temporanea che prova a lasciare un’eredità stabile. A Milano, almeno, la partita del dopo sembra già iniziata.

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