9 Febbraio 2026
/ 9.02.2026

Ipbes: per inquinare spendiano 33 volte più che per difendere la natura

Il documento approvato da oltre 150 governi. Proteggere gli ecosistemi significa, sempre più, proteggere le fondamenta stesse dell’economia globale. Ma nel 2023 7.300 miliardi di dollari sono stati destinati ad attività con impatti negativi sulla natura, mentre appena 220 miliardi di dollari sono stati indirizzati alla tutela, al ripristino e alla gestione sostenibile della biodiversità

La perdita di biodiversità non è soltanto una crisi ambientale, sta diventando una minaccia diretta per l’economia mondiale e la stabilità finanziaria. È questo il messaggio che emerge dal nuovo rapporto dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes), approvato da oltre 150 governi. Il documento evidenzia come il funzionamento dei sistemi produttivi dipenda profondamente dai servizi offerti dagli ecosistemi – dalla fertilità dei suoli alla disponibilità di acqua, dall’impollinazione alla regolazione del clima – e come il loro rapido degrado stia creando vulnerabilità strutturali per imprese e mercati.

Negli ultimi due secoli la crescita economica globale è stata accompagnata da un progressivo impoverimento del capitale naturale. Foreste, suoli fertili, zone umide e oceani continuano a essere sfruttati a ritmi superiori alla loro capacità di rigenerazione, mentre molte funzioni ecosistemiche essenziali risultano in declino. Il problema non è più solo ambientale: la riduzione della biodiversità aumenta il rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento, rende più instabili i sistemi agricoli, accentua l’esposizione agli eventi climatici estremi e contribuisce a creare nuove pressioni sociali ed economiche.

In sostanza per molti decenni abbiamo accettato un danno ambientale immaginato al futuro in cambio di un vantaggio economico immediato. Ma ora che abbiamo imparato a far di conto ci siamo accorti che il danno ambientale ha una misura che minaccia la stabilità delle nostre economie e la tenuta dei nostri livelli di benessere. E che il danno economico non è più una prospettiva futura ma un dato del presente, il filo di continuità che lega l’una all’altra molte delle crisi che viviamo: dalle guerre per il petrolio e le materie prime critiche ai conflitti per l’acqua, dalle tensioni attorno alle terre in deglaciazione alle battaglie per l’acqua.

Settori economici sempre più esposti

Secondo l’analisi, comparti come agricoltura, costruzioni, infrastrutture, farmaceutica e industria alimentare risultano tra i più vulnerabili agli effetti della perdita di biodiversità, ma il rischio riguarda in realtà l’intera economia globale. Anche le imprese che non utilizzano direttamente risorse naturali sono esposte attraverso le proprie filiere, sempre più dipendenti da ecosistemi sani e da materie prime stabili nel tempo. Il rapporto sottolinea inoltre come questa minaccia sia ancora largamente sottovalutata nelle strategie aziendali: solo una quota minima delle imprese rende pubbliche informazioni dettagliate sui propri impatti sulla biodiversità o sulla dipendenza dei modelli di business dai servizi ecosistemici.

Un elemento critico riguarda i flussi finanziari globali. Nel 2023 circa 7.300 miliardi di dollari di risorse pubbliche e private sono stati destinati ad attività con impatti negativi sulla natura, tra sussidi ambientalmente dannosi e investimenti in settori ad alto impatto, mentre appena circa 220 miliardi di dollari sono stati indirizzati alla tutela, al ripristino e alla gestione sostenibile della biodiversità. Questo squilibrio finanziario rende più difficile il raggiungimento degli obiettivi internazionali, tra cui l’impegno a proteggere il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030, uno dei pilastri delle strategie globali per la salvaguardia degli ecosistemi.

La necessità di un cambiamento trasformativo

Gli esperti dell’Ipbes indicano la necessità di un cambiamento profondo nei modelli economici e nelle politiche pubbliche. Tra le priorità emergono la revisione dei sussidi dannosi per l’ambiente, l’integrazione del valore della natura nei sistemi contabili e finanziari, l’adozione di obiettivi aziendali misurabili sulla biodiversità e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio e trasparenza. Anche l’innovazione tecnologica e organizzativa, insieme allo sviluppo di prodotti e servizi a minore impatto ambientale, è considerata una leva fondamentale per ridurre i rischi economici legati al degrado degli ecosistemi. Proteggere gli ecosistemi significa, sempre più, proteggere le fondamenta stesse dell’economia globale.

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