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Scienza e tecnologia, Storie

Jenseanity, l’uomo che sta reinventando il futuro

02.07.2024

Zuckerberg lo chiama “Taylor Swift per la tecnologia”. Veste sempre un giubbotto di pelle stile Fonzie ed è l’idolo delle folle. Uno dei suoi dipendenti esce con un tesoretto da 62 milioni di dollari realizzato con le stock option; una bazzecola rispetto ai 199 miliardi di patrimonio personale del grande capo. La storia dell’inventore della IA.

Quando, nel 2014, le azioni di Nvidia hanno toccato – al ribasso – 100 dollari, Jenseng Huang pensò che la via del successo dovesse per forza passare per la sofferenza. Così si è tatuato il logo della sua azienda, Nvidia, per ricordarselo e per ricordare che, quando fu mandato a 9 anni in collegio, ne era uscito più forte dei bulli. Stava per diventare l’uomo più ricco della tecnologia, ma ci credeva solo lui.

Jensen Huang ora è praticamente una rockstar: veste sempre un giubbotto di pelle stile Fonzie ed è l’idolo delle folle. A Taiwan, dov’è nato, nell’ultima visita una fan gli ha chiesto un autografo sul petto: aveva sopra una maglietta, ma sarebbe stato comunque lo stesso anche senza. E d’altronde, adesso che Nvidia ha superato come capitalizzazione Microsoft e Apple raggiungendo un valore di mercato di 3,3 trilioni di dollari, Mark Zuckerberg ha detto di considerarlo come «Taylor Swift, ma per la tecnologia». L’hanno chiamata, questa, Jenseanity. E tutto è nato per scommessa.

Mentre insomma il mondo inseguiva l’iPhone, Huang – che è cittadino americano, ma ha lo sguardo a oriente – sì è buttato deciso sull’intelligenza artificiale: non era facile una decina di anni fa, soprattutto perché lui aveva fondato Nvidia nel 1991 in un fast food dove lavava i piatti pensando che il mondo del futuro sarebbe stato tutto un videogame.

 

La cosa ovviamente funzionò per un po’, ma una ventina di anni dopo – quando il mercato si era affollato – produrre chip per le console era diventato obsoleto. Lo scatto arriva nel 2012, quando gli scienziati dell’Università di Toronto prendono i suoi chip grafici per sviluppare un programma di riconoscimento delle immagini: ecco l’idea intelligente che diventerà, dice oggi lui, “il nostro Big Bang”. In pratica quasi una coincidenza fortunata, visto che il programma costruito con due chip Nvidia acquistati su Amazon vince una competizione di visione artificiale. È l’inizio del deep learning e dell’IA, è l’inizio del successo.

Non è che Jensen non sbagli mai (nel 2020 acquistò Arm per 40 miliardi, ma due anni dopo l’Antitrust lo ha costretto a cederla) e non è neppure un tipo facile: interroga i dipendenti a uno a uno e costringe i dirigenti estenuanti riunioni che durano anche più di 12 ore.Non lo freghi insomma, però non fa mancare nulla a nessuno: con Nvidia che ha aumentato i ricavi del 262% nell’ultimo trimestre raggiungendo i 26 miliardi di dollari, e moltiplicato i profitti da 2 a 15 miliardi, redistribuisce equamente ai dipendenti organizzando pure feste da nerd a base di frutta nella sua villa. Uno di loro, per esempio, dopo 18 anni è andato via con un tesoretto di 62 milioni di dollari realizzato con le stock option, una bazzecola rispetto ai 199 miliardi di patrimonio personale del grande capo, ma comunque in fondo accettabile. Perché oggi, che i chip di Nvidia fanno girare l’IA da Caht-GPT in giù, la scommessa è vinta e Huang si può permette di comprare case lussuose a raffica, giubbotti da migliaia di dollari, Ferrari da tenere in garage. Come s’era detto: la vita è una sofferenza. Ma fino a un certo punto.

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