Ogni anno, dopo il Martedì Grasso, le strade italiane si trasformano in distese multicolori. Milioni di coriandoli si infilano tra i sampietrini, scivolano nei tombini, viaggiano con la pioggia fino ai fiumi e quindi al mare. La maggior parte di questi dischetti colorati contiene plastiche che rendono i colori più brillanti e resistenti, trasformando un gesto giocoso in un piccolo disastro ambientale moltiplicato per migliaia di piazze.
Durante il Carnevale si producono tonnellate di rifiuti non riciclabili o smaltiti in modo scorretto. La plastica dei costumi commerciali, composti quasi sempre al cento per cento di poliestere, rilascia microfibre a ogni lavaggio, contribuendo all’inquinamento delle acque. Anche i trucchi tradizionali, carichi di sostanze chimiche, siliconi e petrolati, finiscono nei fiumi dopo che ci siamo struccati.
Eppure esiste un modo diverso di festeggiare, che non richiede rinunce ma solo un po’ di creatività in più.
Coriandoli che rinascono
Alcuni coriandoli biodegradabili contengono semi di fiori autoctoni: dopo la festa, basta coprirli con un po’ di terra e annaffiarli per vederli trasformarsi in piante che attireranno api e altri impollinatori. Oppure si possono usare petali di fiori secchi, conservati durante l’anno o acquistati appositamente: completamente naturali, regalano un effetto scenico particolare e si decompongono senza lasciare traccia.
Un’altra possibilità viene dalle taglierine che perforano le foglie: trasformano materiale vegetale in stelline, unendo il gioco al rispetto della natura. Se le lame perdono efficacia, basta perforare più volte un foglio di alluminio per affilarle.
Travestimenti senza poliestere
Del resto la maschera di Arlecchino nasce da una storia di riuso: la madre del personaggio, troppo povera per comprare stoffa nuova, cucì il costume del figlio con gli avanzi regalati dalle altre mamme. Il risultato fu talmente originale che Arlecchino vinse la gara dei travestimenti. Quella stessa logica funziona ancora oggi. Cucire un costume usando ritagli di tessuto in cotone evita l’acquisto di abiti sintetici destinati ad essere abbandonato nell’armadio dopo un solo utilizzo. Chi non ha tempo o abilità può scambiare costumi con amici e parenti, oppure noleggiarli.
L’importante è ricordare che quando questi indumenti non servono più, vanno smaltiti correttamente: tessuti negli appositi contenitori, accessori in plastica o cartone nella raccolta differenziata.
Trucchi che rispettano la pelle
Quello che spalmiamo sul viso viene assorbito dalla pelle e, una volta lavato via, finisce nelle acque. Meglio scegliere prodotti privi di sostanze chimiche aggressive. I glitter biodegradabili a base di cellulosa vegetale offrono la stessa lucentezza di quelli tradizionali, decomponendosi naturalmente. I pastelli da trucco realizzati con pigmenti per uso alimentare risultano delicati anche sulla pelle dei bambini e non provocano irritazioni. Per chi preferisce preparare i propri cosmetici, basta mescolare pigmenti naturali in polvere con una crema neutra biologica.
Dolci e stoviglie consapevoli
Se la festa prevede frittelle e chiacchiere, vale la pena scegliere ingredienti etici e a chilometro zero. Le uova di galline da allevamento biologico certificato garantiscono condizioni di vita più dignitose agli animali. Per quanto riguarda piatti e bicchieri, le stoviglie riutilizzabili restano sempre la scelta migliore. Quando proprio non è possibile evitare il monouso, esistono piatti realizzati con foglie di palma, biodegradabili e compostabili, che resistono a temperature tra i dieci gradi sotto zero e i cento sopra, perfetti anche per cibi caldi.
Insegnare ai bambini a raccogliere quello che resta della festa e a lasciare puliti i luoghi utilizzati sono attenzioni piccole ma preziose. Trasformare la preparazione del Carnevale in un gioco virtuoso, trascorrendo qualche ora insieme per creare coriandoli, trucchi e costumi ecologici, insegna, meglio di mille parole, che l’attenzione all’ambiente può convivere con il divertimento. Anzi, spesso lo rende più autentico.
