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La “Laura Bassi” rompe il ghiaccio sui segreti del Pianeta

15.03.2024

L'equipaggio della 39a spedizione PNRA a bordo della nave rompighiaccio "Laura Bassi".

Ora deve aspettare 40 giorni di viaggio per riapprodare in Italia. Tre erano gli obiettivi della trasferta durata due mesi di navigazione per riuscire a trasportare il materiale necessario ai ricercatori italiani in Antartide. Tutti raggiunti con successo. La sua storia.

Ha solcato i mari più difficili del pianeta e si è aperta un varco tra i ghiacci del Polo Sud. Una lunga missione che l’ha portata dapprima ad approdare in Nuova Zelanda, precisamente al porto di Lytteltone, per poi proseguire alla volta del Mare di Ross, all’estremità dell’emisfero australe. Quasi due mesi di navigazione per trasportare materiale, approvvigionamento e carburante necessario ai ricercatori italiani di stanza in una delle due nostre basi in Antartide: la “Mario Zucchelli”. Quest’anno, per la prima volta in assoluto, c’è stata anche una collaborazione nell’ambito delle ricerche marine del programma scientifico neozelandese ospitando a bordo 12 ricercatori “Kiwi”, una sinergia internazionale per il PNRA (Programma nazionale ricerche in Antartide). La protagonista è lei, la rompighiaccio “Laura Bassi”, nave unica nel suo genere che ha portato a termine il suo incarico nell’ambito della XXXIX spedizione italiana in Antartide. Grande la soddisfazione tra i protagonisti della missione scientifica. «La campagna si è conclusa con successo – ha spiegato Franco Coren, direttore del Centro Gestione Infrastrutture Navali dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, ndr) – grazie alla collaborazione tra l’equipaggio, il personale tecnico e quello scientifico a bordo, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi in programma, acquisendo molti più dati di quelli previsti. Ora ci aspettano circa 40 giorni di navigazione per rientrare in Italia, passando per l’Oceano Pacifico australe, doppiando Capo Horn e percorrendo l’Oceano Atlantico a favore di vento».

Tre i progetti di ricerca di questa specifica trasferta: “Tenore”, per lo studio della zona di polynya, uno specchio di acqua marina libera dai ghiacci e circondata dalla banchisa della Baia Terra Nova; “Signature”, che ha analizzato dal punto di vista biologico chimico e fisico le principali masse d’acqua del Mare di Ross; e infine il progetto “MORsea”, per la gestione della rete degli osservatori marini posizionati fin dal 1994 nel Mare di Ross. La nave rompighiaccio “Laura Bassi” è lunga 80 metri e larga 17. Ha una stazza di 4.028 tonnellate.

È stata costruita nel 1995 e il suo nome originale era Polar Queen per poi essere definita “Ernest Shackleton” della norvegese Rieber Shipping. Dopo l’acquisizione da parte dell’Italia ed una serie di ammodernamenti altro cambio di nome in “Laura Bassi”, denominazione coniata in onore della scienziata italiana che nel 1700 divenne la prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria. La nave può ospitare 72 persone incluso equipaggio con 50 posti per il personale scientifico. All’interno trovano posto un piccolo ospedale e anche una zona per il tempo libero. C’è anche un ponte di volo per elicotteri del tipo Super Puma. Il suo rientro in Italia è previsto intorno alla seconda metà di aprile.

Credito fotografico: Giacomo Prato, PNRA

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