5 Febbraio 2026
/ 5.02.2026

La Malesia chiude le porte ai rifiuti elettronici

Il governo riclassifica l’e-waste come importazione vietata in modo assoluto e rafforza i controlli nei porti, dopo anni di flussi illegali e indagini per corruzione

La Malesia ha messo fine al proprio coinvolgimento nel flusso mondiale dei rifiuti elettronici. Dal 4 febbraio, l’importazione di e-waste è stata inserita nella categoria di “divieto assoluto” dell’ordinanza doganale del 2023, rendendo illegali tutti gli ingressi di questo tipo di scarti nel Paese. La misura è entrata in vigore immediatamente e segna un cambio di passo rispetto al passato, quando erano ancora possibili deroghe amministrative.

La decisione è stata assunta dalla task force speciale che coordina l’applicazione delle norme sulle importazioni di rifiuti, presieduta dal capo della Commissione anticorruzione malese (MACC), Tan Sri Azam Baki. Il Dipartimento dell’Ambiente è stato incaricato di attivarsi per l’aggiornamento formale delle procedure doganali.

Fine delle deroghe

In precedenza, i rifiuti elettronici rientravano in una categoria che consentiva eccezioni, lasciando margini di discrezionalità alle autorità competenti. Con la nuova classificazione, questi spazi vengono eliminati. “I rifiuti elettronici non sono più consentiti”, ha dichiarato Azam Baki, sottolineando la necessità di un’azione coordinata e rigorosa tra tutte le agenzie coinvolte, come riportato sul Malay Mail.

Accanto al divieto, è stata annunciata l’istituzione di un comitato speciale incaricato di rafforzare i controlli operativi, in particolare nei principali punti di ingresso del Paese. Il gruppo sarà guidato dal responsabile del controllo dell’Agenzia per la protezione delle frontiere a Port Klang, uno dei porti più trafficati della regione.

Un problema ambientale e sanitario

La stretta arriva dopo anni di sequestri e inchieste. Le autorità malesi hanno intercettato centinaia di container sospetti, spesso contenenti rifiuti elettronici difficili da riciclare e potenzialmente pericolosi. Computer, telefoni e apparecchiature dismesse possono infatti contenere piombo, mercurio e cadmio, sostanze che contaminano suolo e falde se gestite senza adeguate tutele.

Gli ambientalisti chiedevano da tempo un intervento strutturale, denunciando i rischi per le comunità locali e l’ambiente. Il tema è diventato ancora più sensibile dopo l’emersione di presunti episodi di corruzione legati alla gestione dell’e-waste, che hanno portato all’arresto di alti funzionari del Dipartimento dell’Ambiente.

Non una discarica globale

Il governo ha ribadito che la Malesia non intende più accettare rifiuti provenienti dall’estero in nome di interessi economici a breve termine. In un messaggio diffuso sui social, il Ministero degli Interni ha affermato che il Paese “non è una discarica per i rifiuti del mondo“, collegando il contrasto all’e-waste anche alla sicurezza nazionale.

Resta aperto il dossier sulle importazioni di rifiuti plastici, per le quali è allo studio una possibile moratoria temporanea. Intanto, il divieto totale sull’e-waste rappresenta una presa di posizione chiara: la gestione dei rifiuti elettronici dovrà avvenire entro i confini nazionali di chi li produce, senza scaricare altrove i costi ambientali e sanitari.

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