17 Giugno 2024
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Società, Spettacolo

La società italiana in un film di fantascienza

15.11.2023

Le periferie delle nostre città raccontate in chiave inedita in un film. “La guerra del Tiburtino III”, un vero e proprio racconto fantascientifico-sociologico per il grande schermo, ambientato tra i palazzoni popolari di Roma, non a Manhattan.

Un meteorite cade in strada e un inconsapevole residente lo raccoglie. Da quel momento la vita del Tiburtino III, quartiere periferico a Est di Roma, cambia.

Le persone diventano più intolleranti e si barricano nel loro territorio: la singolare invasione è cominciata. Un po’ come in “The body snatchers” (Don Siegel 1956 e poi il remake del 1978 di Philip Kaufman, ndr), la pellicola diretta dalla giovane regista Luna Gualano ripropone in una originale chiave narrativa il contatto uomo-alieno scavando, stavolta, la realtà delle periferie delle grandi città. In questo caso quelle della Capitale. Il film (nelle sale dal 2 novembre), dopo l’anteprima alla XXI rassegna “Alice nella città”, è stato presentato al “Trieste Science-fiction festival” e si intitola “La guerra del Tiburtino III”, vero e proprio racconto fantascientifico-sociologico per il grande schermo ambientato tra i palazzoni popolari di Roma. E non certo a Manhattan.

«Rispetto ai centri storici -commenta la regista, impegnata pure nel montaggio-,  penso che nella periferia ci sia una tale varietà di esseri umani che, anche dal punto di vista narrativo, è davvero interessante raccontare». Quel piccolo sasso sovverte l’esistenza dei residenti e li trascina in un susseguirsi di avvenimenti tra degrado e insofferenza, temi sociali tipici di quelle realtà che sempre di più stanno diventando protagoniste delle moderne metropoli.

E se è vero che a Roma il centro si sposta nella periferia, è pur vero che i “cuori” delle grandi città si trasformano in musei a cielo aperto, parco giochi per i turisti e aree da visitare e non da vivere.
«Prendiamo ad esempio proprio Roma – conferma Antonio Bannò, protagonista del film insieme a Sveva Mariani, Francesco Pannolino, Carolina Crescentini e Paolo CalabresiIl centro storico sta diventando un po’ come Venezia e Firenze, un luogo per turisti dove abitare diventa sempre più difficile. La gente tende a spostarsi in luoghi più “vivibili”. È successo per San Lorenzo, per il Pigneto e altri quartieri dove la vita appare meno complicata».

E in effetti se i ristoranti di Centocelle (storico quartiere della Capitale, qui il primo aeroporto italiano e il primo volo con uno dei fratelli Wright, ndr) attirano i residenti del centro storico, se i locali del Pigneto si sostituiscono ai più blasonati di Roma Nord e se la Garbatella è diventata un luogo cinematografico di eccellenza, la gentrificazione (quel fenomeno concetto sociologico che spiega i cambiamenti socio-culturali delle aree urbane da proletaria a borghese), è servita.

In quest’opera tra sci-fi e black comedy in salsa romanesca, c’è pure la voglia di proporre un nuovo modello di cinema italiano, un modello che approccia un cliché già ampiamente sperimentato all’estero. Tra l’influencer di Roma nord, il borgataro spacciatore e l’estetista più in voga del quartiere, il film si snoda in un gioco dell’assurdo contro gli “alieni” che vogliono conquistare il Tiburtino III e quindi il mondo. Ma l’originale opera della Gualano è soprattutto un’altra cosa: la narrazione in chiave inedita della periferia urbana.

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