4 Aprile 2025
/ 3.04.2025

La Tuscia in rivolta contro il cimitero delle scorie nucleari

Le aree selezionate in Italia per la scelta del deposito nucleare sono 51 e ben 21 si trovano nella provincia di Viterbo. Sindaci, associazioni, comitati di cittadini hanno deciso una serie di proteste. Si comincia il 6 aprile.

La Tuscia, cioè la provincia di Viterbo, è in rivolta. La miccia è stata accesa dall’ipotesi di   realizzare in quest’area il deposito nucleare nazionale, cioè il luogo in cui far affluire i rifiuti radioattivi di tutta Italia. Il governo ha individuato nella provincia 21 aree potenzialmente idonee per ospitare un deposito di 150 ettari destinato a stoccare 95.000 metri cubi di scorie nucleari, di cui 17.000 ad alta radioattività. 

È un’ipotesi che ha creato una forte protesta che si è subito concretizzata in una serie di manifestazioni programmate dalle comunità locali, dai comitati ambientalisti e dalle amministrazioni comunali.​

Le aree coinvolte 

Le zone individuate si trovano nei pressi di Montalto, Canino, Cellere, Soriano nel Cimino, Tarquinia, Tuscania, Arlena e altri Comuni nel cuore della Tuscia. Sono borghi medievali, parchi naturali e aree agricole con produzioni di eccellenza. L’idea di piazzare qui il cimitero radioattivo ha creato forti preoccupazioni riguardo alla sicurezza ambientale, alla salute pubblica e all’impatto sull’economia locale, fortemente basata sul turismo e sull’agricoltura.​

I sindaci della provincia di Viterbo hanno ripetutamente richiesto un incontro con il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, per discutere la questione, ma finora senza successo. Di fronte a questa mancanza di dialogo, le comunità locali hanno deciso di organizzare manifestazioni per esprimere la loro opposizione.​

Le manifestazioni 

  • 6 aprile: una grande manifestazione si terrà nel parco archeologico di Vulci, coinvolgendo tutti i comitati No Scorie, l’Università Agraria di Tarquinia e i cinque biodistretti che riuniscono i Comuni viterbesi impegnati nella tutela della biodiversità.​
  • 11 maggio: un altro corteo è previsto tra Corchiano e Gallese per continuare la serie di proteste contro il progetto del deposito nucleare.​

Cos’è il deposito nucleare

Il progetto prevede la costruzione di due strutture:​

  1. Magazzino per scorie a bassa e media intensità. Questo deposito sarebbe definitivo e destinato a contenere rifiuti con livelli di radioattività relativamente bassi.​
  2. Magazzino per scorie ad alta radioattività. Questa struttura viene definita “temporanea”, con una durata prevista fino a cento anni, in attesa di individuare un sito definitivo a diverse centinaia di metri di profondità per lo stoccaggio permanente.​ L’ipotesi di una permanenza “temporanea” di 100 anni non suona particolarmente tranquillizzante per le comunità locali.

Attualmente, questi rifiuti sono conservati in depositi situati in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia.​

Tempistica 

Secondo le previsioni governative, il deposito dovrebbe essere costruito entro i prossimi cinque anni. Le procedure per la selezione del sito sono già in corso: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sta conducendo analisi sull’impatto ambientale delle scorie. Entro i prossimi due anni, verrà emesso un decreto per scegliere il sito definitivo tra una lista di 51 località in tutta Italia, di cui 21 si trovano nella Tuscia. Questo squilibrio geografico aumenta la probabilità che la scelta ricada sulla provincia di Viterbo.​

Le operazioni di trasporto delle scorie potrebbero durare fino a 40 anni e sarebbero effettuate con il supporto dell’esercito. I comitati No Scorie sottolineano che il danno d’immagine per la Tuscia sarebbe significativo, con possibili ripercussioni negative sulle eccellenze agricole locali e sul turismo. La sola possibilità di ospitare il deposito potrebbe già causare una percezione negativa del territorio.​

Azioni legali 

Due mesi fa, i sindaci del viterbese hanno presentato un ricorso al Tar, sostenendo che la carta dei siti potenzialmente idonei è stata redatta senza considerare adeguatamente le esigenze del territorio e basandosi su una cartografia obsoleta di 40 anni fa. Non sono state prese in considerazione le numerose falde acquifere presenti nella Tuscia, che potrebbero rappresentare un rischio significativo in caso di contaminazione. Anche l’Università Agraria di Tarquinia ha approvato una mozione contro il progetto del ministero dell’Ambiente.​

La comunità della Tuscia è determinata a opporsi alla costruzione del deposito nucleare, evidenziando le potenziali minacce per l’ambiente, la salute pubblica e l’economia locale. Le manifestazioni previste rappresentano il primo chiaro segnale di una protesta che è destinata a crescere.

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