13 Gennaio 2026
/ 13.01.2026

L’Australia regala l’elettricità a chi la usa di giorno

L’obiettivo è spostare la domanda dalla sera, quando il costo dell’energia sale e la rete si appesantisce per le richieste dei consumatori, alle ore più soleggiate, riducendo sprechi, congestioni e interventi sulla stabilità del sistema

Il modo forse più efficace per far capire ai cittadini che l’energia di sole e vento costa pochissimo è anche il più semplice: regalarla quando abbonda. Il governo dell’Australia ha infatti imposto ai rivenditori elettrici di tre Stati – Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale e Queensland – di offrire alle famiglie almeno tre ore di elettricità gratuita nel pieno della giornata, quando il fotovoltaico spinge i prezzi all’ingrosso verso il basso, talvolta sotto lo zero. 

La nuova offerta, battezzata Solar Sharer sarà disponibile da luglio 2026 per chi ha un contatore intelligente e sceglierà esplicitamente la tariffa dedicata. Non scatterà in automatico: occorrerà aderire. L’obiettivo è spostare la domanda dalla sera, quando il costo dell’energia sale e la rete si appesantisce per le richieste dei consumatori, alle ore più soleggiate, riducendo sprechi, congestioni e interventi sulla stabilità del sistema.

Più capacità elettrica nei tetti solari che nelle centrali a carbone

Il contesto aiuta a capire perché. L’Australia ha accumulato una capacità solare sui tetti superiore all’intero parco di centrali a carbone ancora in funzione. In numeri, oltre 41 GW di fotovoltaico installato, di cui più della metà, circa 26 GW, su coperture residenziali e commerciali. In queste condizioni, a metà giornata la generazione eccede spesso il fabbisogno, i prezzi all’ingrosso crollano e, in assenza di domanda flessibile, si finisce per tagliare la produzione o pagare per immettere elettricità in rete. La tariffa Solar Sharer prova a trasformare questo “paradosso dell’abbondanza” in un vantaggio concreto per gli utenti, con un meccanismo semplice: tre ore gratis ogni giorno. Il ministro dell’Energia Chris Bowen lo sintetizza così: far sì che “ogni ultimo raggio di sole alimenti le nostre case”, con benefici per l’ambiente e per il portafoglio.

Il programma non coprirà da subito tutto il Paese, ma il governo ha aperto una consultazione per estenderlo ad altre giurisdizioni entro il 2027, e l’Autorità di regolamentazione energetica vigilerà perché i clienti siano trattati equamente anche fuori dalle finestre gratuite. Un nodo ancora da sciogliere riguarda gli oneri fiscali: nel caso olandese, con l’esperimento HappyPower attuato nella provincia dello Zeeland, gli utenti non pagano l’energia nelle ore a forte produzione solare e bassa domanda, ma continuano a versare tasse e oneri. In Australia non è chiaro se per le tre ore verranno azzerati anche questi costi. La somiglianza tra i due approcci, però, è evidente: ridurre la congestione di rete e allineare meglio domanda e offerta premiando chi sposta i consumi.

Il principio è abbastanza intuitivo: se i generatori devono talvolta pagare per consegnare l’elettricità alla rete, i consumatori possono almeno ottenerla a costo zero. È anche una scelta di politica energetica al dettaglio capace di parlare ai cittadini senza addentrarsi in tecnicismi. L’energia pulita è diventata negli ultimi anni più economica sul lato della generazione; ciò non ha impedito alle bollette di salire in vari Paesi, complice il prezzo del gas e gli investimenti per rendere le reti più resistenti al meteo estremo. Qui sta una delle difficoltà della transizione: il costo che vediamo in bolletta è il risultato di regole, tariffe e oneri che si sommano, e il contributo delle rinnovabili tende ad essere confuso con quello di voci in aumento. Tariffe come Solar Sharer provano a ritagliare, in modo trasparente, una parte di beneficio immediatamente percepibile.

Una pedagogia pratica

C’è anche un aspetto sistemico spesso trascurato. Le tariffe di rete si distribuiscono su ogni kilowattora consumato: se la domanda cresce, grazie a veicoli elettrici, pompe di calore e, sì, data center meglio integrati, la quota per unità tende a scendere. Spostare consumi verso le ore di abbondanza può ridurre sia i costi variabili sia la necessità di potenziamenti costosi mirati solo ai picchi serali. È un modo per fare lavorare di più infrastrutture già esistenti, migliorandone l’utilizzo. Per le famiglie il messaggio è quasi ovvio: usare i timer per programmare lavaggi, ricariche e climatizzazione nelle ore gratuite, accumulare energia in batterie domestiche e veicoli da restituire poi alla casa o alla rete quando serve, sfruttare quello che gli elettrodomestici consentono già oggi.

L’Australia, nel fissare un obiettivo dell’82% di elettricità da rinnovabili al 2030, prova intanto a sciogliere uno dei nodi che intralciano la marcia: non la tecnologia, ma l’adozione. Allineare i comportamenti quotidiani all’andamento della produzione pulita significa accelerare la decarbonizzazione senza chiedere sacrifici, ma cambiando abitudini. In Paesi dove il fotovoltaico è ormai una componente strutturale del mix, le finestre di gratuità diventano una pedagogia pratica: mostrano che si può riorganizzare la domanda con ricadute economiche e ambientali immediate. E servono a fare piazza pulita delle ridicole accuse che imputano alle rinnovabili rincari che dipendono da altro. Misure immediate e comprensibili, come qualche ora di elettricità gratuita, possono riportare l’attenzione sul fatto che la transizione verde porta benefici tangibili.

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