17 Giugno 2024
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Cultura

Le due Italie, forse di più

12.12.2023

Franco Arminio, poeta e paesologo, racconta, attraverso le foto di una mostra a Roma, le storie di un’Italia al contrario, marginale, che però resiste reclamando attenzione e piena cittadinanza per una ricrescita basata su servizi, sviluppo locale e aspettative sentimentali.

Inutile negarlo: ci sono due Italie, forse di più. Alla conurbazione in via d’integrazione (difficile ma possibile), tra centri maggiori, zone residenziali e attività commerciali e industriali, si contrappone, isolata, una dimensione sospesa che resta ai margini, in cui le pietre a malapena raccontano il passato. L’enfasi retorica di questi angoli come presidio del buon vivere e della serenità edenica si è sfilacciata di fronte alla dismetria con la città dove le politiche d’investimento hanno concentrato attenzioni e ricchezza.
Da una parte si vive, dall’altra si sopravvive, in preda a uno scoraggiante spopolamento che erode anche il fortino della fiducia di borghi sempre più presepi, arroccati sui cucuzzoli, ma che all’effetto-cartolina per turisti di passaggio non riescono più ad attrarre lavoro ed energie economiche.

Fuggono tutti, pochi restano, semmai per lamentarsi di amministrazioni (in crisi) focalizzate sul rilancio dei territori, secondo la logica del turismo quale imprescindibile “orizzonte dello sviluppo”, con decantazione di bellezze e storie anche quando queste sono minimali e funzionali solo a vendere prodotti locali. Perché al di là del borgo idillico e del paesaggio presentato come incontaminato, si intuisce che la comunità, ormai mera aggregazione di interessi singoli, è solo il paravento di forzature assessorili (alla cultura?) e di politiche sempre più astratte, in una realtà territoriale, perlopiù, misconosciuta.
Tutti rincorrono l’illusione turistica che, causa deficit progettuale, s’impantana nelle narrazioni consolatorie, ma vuote, scollegate dalla realtà, conducendo la sedicente Alice di turno ad un “paese delle meraviglie” abitato però da un immaginario finto. Abbandonato il Grand Tour stereotipato, l’Italia va attraversata con altri occhi, ora che urbanizzazione, crescita di benessere e cultura, industrializzazione (a volte malintesa) hanno garantito il “modello città”, entrato in crisi, però, a favore delle are interne, guardate come luoghi della possibilità, di una presunta modernità futura. Ma il ricambio è incerto. Occorre camminare, girare, conoscere. Lo fa Franco Arminio, indomito poeta, scrittore che, dalla sua Bisaccia nell’Irpinia orientale, veleggiando su versi e visioni, incontra gente e territori, partecipa a incontri (quasi duecento all’anno), organizza un festival estivo («La luna e i calanchi») ad Aliano, lì dove fu confinato Carlo Levi, per riconnettere i puntini sparsi di paesi che si svuotano e, attraverso storie ed emozioni, restituire spessore alla realtà, perché dalla paesologia (sua definizione e credo) venga restituita dignità alle aree marginali, in sofferenza ma ancora vitali. Così, la scrittura per immagini della fotografia (abbracciata da neofita), è il filo sottile che, nel legare luoghi e persone, ricuce il percorso della mostra Presenze, esercizi di paesologia (a cura di Stefania Pieralice), ospitata presso l’Università e Campus, partner dell‘Esposizione Triennale di Arti Visive, a Roma dal 1° dicembre al 31 gennaio 2024.

Bisogna saper leggere un territorio, con grazia e rispetto, per testimoniare visivamente la genuinità di volti e di un microcosmo spesso sfigurato da cemento, inquinamento urbano, insipienza. L’abitudine percettiva a saper cogliere il bello e l’umanità dei gesti, può svellere i lacci delle chiusure di un dialetto ostico, e d’un’atavica diffidenza, per aprirsi ad un Umanesimo delle montagne sul filo della parola che cambia la società. Con la poesia in Rete che consola, cura, apre porte.

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