22 Luglio 2024
Milano, 29°

Cronaca, Esteri

Lezione di democrazia, Trump colpevole

31.05.2024

Gli USA dimostrano grande fermezza dichiarando il loro ex presidente e futuro candidato alla Casa Bianca colpevole. Lo ha stabilito il tribunale di New York sul caso della pornostar Stormy Daniels. Donald Trump ora rischia fino a quattro anni di carcere. Un caso senza precedenti che rende difficile prevedere eventuali conseguenze. Tutte le ipotesi.

Donald Trump è colpevole di falsificazione dei conti aziendali per nascondere i pagamenti fatti alla pornostar Stormy Daniels. Lo hanno stabilito, dopo due giorni di camera di consiglio, i dodici membri della giuria popolare del tribunale dello Stato di New York, accogliendo la ricostruzione della Procura su ciascuno dei 34 capi d’accusa riguardanti fatture false, registrazioni e pagamenti. Trump rischia ora fino a quattro anni di carcere. La decisione spetta al giudice Juan Merchan, che ha già fissato l’udienza all’11 luglio. La notizia, giunta quando in Italia era notte, segna la conclusione del primo dei processi penali contro Trump giunto in aula. L’imprenditore immobiliare e personaggio televisivo diventa così il primo ex presidente condannato in sede penale, un primato del quale avrebbe fatto volentieri a meno. Proprio l’assenza di precedenti rende difficile prevedere le conseguenze della condanna. L’unica cosa certa è che, per un paradosso della legge, in quanto condannato Trump non può più votare o possedere armi da fuoco. In compenso, come fece dal carcere un secolo fa il socialista Eugene Debs, è libero di candidarsi alla presidenza. Al contrario di Debs, Trump ha però solide possibilità di essere eletto.

La sentenza ha già spaccato gli Stati Uniti, o quanto meno confermato la profondità della spaccatura. Per la destra trumpiana, a New York è andato in scena un processo farsa, dall’esito già scritto. Per i democratici, dai più moderati ai più woke, giustizia è stata fatta. In effetti, nelle ultime settimane le cronache giornaliere dall’aula – non vi erano telecamere, come per tradizione americana – hanno trasmesso la sensazione di una difesa impostata male. Gli avvocati di Trump si sono concentrati sul negare l’incontro sessuale con la pornostar e sul demolire la figura di Michael Cohen, il “risolvitore di problemi” che si occupò di pagarla. Il grosso della storia, compresi i tweet nei quali Trump ammetteva pezzi della vicenda, non è mai stato contestato, tanto che la difesa ha citato due soli testimoni contro i 22 dell’accusa. La rinuncia di Trump a fornire la propria versione, sotto giuramento e con il rischio di un controinterrogatorio, ha trasmesso la sensazione di un imputato con molte cose da nascondere.

La vicenda non finisce qui. Non tanto per l’inevitabile appello, ma per gli altri processi che ancora non sono arrivati in aula. Il primo riguarda la mancata riconsegna di documenti segreti in Florida, il secondo la tentata manipolazione dei risultati elettorali in Georgia e e il terzo, a Washington, l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Intanto, sono stati già condannati o radiati dall’ordine degli avvocati diversi stretti collaboratori di Trump, dal direttore amministrativo Allen Weisselberg (finora 8 mesi di carcere) all’avvocato John Eastman (sospeso dalla professione legale in California e nel distretto di Columbia, in attesa della radiazione), passando per Rudy Giuliani che dovrà pagare ad alcune scrutatrici della Florida 148 milioni di dollari. Questo, insieme alla condanna a New York, spiega perché Trump veda nella propria rielezione la maggior speranza di salvarsi.

Condividi