17 Febbraio 2026
/ 17.02.2026

L’influenza aviaria ha raggiunto un nuovo confine: si avvicina all’Australia

Sull’isola Heard l’H5N1 colpisce pinguini e otarie. Gli scienziati temono l’arrivo in Australia e chiedono più sorveglianza e misure di biosicurezza

L’influenza aviaria H5N1 ha raggiunto un nuovo confine. Per la prima volta, il virus è stato individuato in uccelli che vivono in un territorio australiano: i pinguini Papua dell’isola Heard, un remoto avamposto subantartico sospeso tra l’Oceano Indiano e i ghiacci dell’Antartide. La notizia segna un passaggio delicato nella geografia globale dell’epidemia, che da mesi avanza lungo le rotte migratorie e marine, coinvolgendo specie sempre diverse.

I campioni raccolti dagli scienziati del Programma Antartico Australiano durante una seconda spedizione sull’isola hanno confermato la presenza del virus anche nelle otarie. Un dato che, per i ricercatori, rafforza l’ipotesi di una diffusione trasversale e capace di superare le barriere ecologiche e geografiche che finora avevano protetto l’Australia.

Un’isola sentinella

Heard si trova a circa 4.000 chilometri da Perth e a 1.700 dall’Antartide. Un luogo isolato, privo di insediamenti umani permanenti, che ospita però colonie cruciali di uccelli marini e mammiferi. Proprio questa ricchezza biologica la rende un laboratorio naturale per osservare l’avanzata dell’H5N1.

“I pinguini Papua dell’Isola Heard sono ora i primi uccelli in un territorio australiano a risultare positivi a questo virus che ha compromesso la fauna selvatica in tutto il mondo”, ha dichiarato al Guardian Hugh Possingham, vicepresidente di BirdLife Australia. “Non saranno certamente gli ultimi”. Secondo lo scienziato, l’arrivo dell’H5N1 rappresenta “uno sviluppo molto preoccupante”, soprattutto per specie endemiche che non vivono altrove, come il cormorano e il becco a sciabola dell’isola.

Una rotta meridionale verso il continente

L’H5N1 ha fatto il suo ingresso in Antartide nella stagione 2023-24, con i primi casi in Georgia del Sud e nella penisola antartica. Da lì ha proseguito verso nord, toccando l’isola di Marion e gli arcipelaghi francesi di Kerguelen e Crozet. L’approdo a Heard chiude un cerchio geografico che avvicina il virus alle coste australiane.

La virologa Michelle Wille, dell’Università di Melbourne, ha descritto la malattia come “catastrofica per la fauna selvatica” e ha ricordato che il virus ha già attraversato “migliaia di chilometri di oceano”. Per l’esperta, è “concepibile” che l’H5N1 possa raggiungere altre isole subantartiche, come Macquarie, e da lì il continente. “Corriamo il rischio che questo virus arrivi in Australia, sia da questa potenziale rotta meridionale, sia da una rotta settentrionale”, ha spiegato, sottolineando l’urgenza di rafforzare sorveglianza e preparazione.

Prevenzione, tra investimenti e ombre

Il governo federale australiano ha ribadito che il Paese resta formalmente libero dal virus e sostiene che le nuove rilevazioni non hanno aumentato in modo sostanziale il livello di rischio. La ministra dell’Agricoltura Julie Collins ha annunciato investimenti superiori ai 100 milioni di dollari per potenziare le capacità di risposta e prevenzione. “La biosicurezza è una responsabilità condivisa”, ha affermato, richiamando la collaborazione tra istituzioni, industria e comunità.

Ma dal mondo scientifico arrivano segnali di insoddisfazione. Possingham ha denunciato la mancanza di risposte chiare sulle misure adottate per proteggere la fauna selvatica. L’esperienza di altri continenti mostra che, una volta entrato in un nuovo ambiente, l’H5N1 può produrre effetti rapidi e devastanti.

L’isola Heard, oggi, è una sentinella. Ciò che accade tra i suoi ghiacci e le sue colonie animali potrebbe anticipare scenari più ampi. Ignorare quei segnali significherebbe perdere tempo prezioso in una corsa contro un virus che ha già dimostrato di sapersi muovere con sorprendente velocità.

CONDIVIDI

Continua a leggere