Trenta elefanti marini in pochi giorni, sette cuccioli risultati positivi al virus H5N1, una colonia di 5.000 animali sotto osservazione speciale. L’influenza aviaria arriva per la prima volta tra questi mammiferi della California e apre un nuovo fronte nell’emergenza sanitaria globale.
Il focolaio è stato individuato nel parco statale di Año Nuevo, a nord di Santa Cruz, dove vive una delle colonie di elefanti marini più studiate al mondo. Qui, da oltre sessant’anni, i ricercatori monitorano, in ogni stagione riproduttiva, migliaia di esemplari, molti dei quali identificabili singolarmente. Proprio questa sorveglianza continua ha permesso di intercettare rapidamente i primi segnali: cuccioli svezzati con sintomi neurologici e respiratori anomali, tremori, debolezza, convulsioni.
I campioni analizzati dall’Università della California a Davis hanno confermato la presenza del ceppo altamente patogeno H5N1. È la prima volta che il virus viene rilevato negli elefanti marini settentrionali e, più in generale, in un mammifero marino nello Stato.
Un focolaio sotto controllo, per ora
All’inizio dell’epidemia sulla spiaggia erano presenti circa 1.350 foche. La maggior parte delle femmine adulte aveva già lasciato la colonia per la migrazione stagionale, riducendo il rischio di un contagio su larga scala. Secondo i ricercatori, finora non si osserva un aumento esponenziale della mortalità, ma la situazione resta estremamente delicata.
“Si tratta di un rilevamento eccezionalmente rapido”, ha spiegato Christine Johnson, epidemiologa veterinaria dell’Università della California a Davis. “La sorveglianza attiva ha permesso di individuare i primissimi casi”. Per precauzione, il parco ha chiuso le aree di osservazione e sospeso le visite guidate, mentre squadre scientifiche e autorità ambientali monitorano quotidianamente la colonia.
L’ombra lunga dei precedenti
La preoccupazione nasce soprattutto da quanto accaduto nell’emisfero sud. Tra il 2023 e il 2024, l’H5N1 ha devastato le popolazioni di elefanti marini meridionali in Argentina e nelle isole subantartiche, con decine di migliaia di animali morti. In quei casi, il virus sembrava trasmettersi direttamente tra le foche, mostrando una capacità di adattamento ai mammiferi particolarmente allarmante.
“Siamo molto preoccupati per la traiettoria dell’epidemia”, ha dichiarato Roxanne Beltran, ecologa dell’Università della California a Santa Cruz, che guida il programma di monitoraggio a Año Nuevo. “Non possiamo prevedere come evolverà”.
Un virus sempre più trasversale
Nato negli allevamenti avicoli asiatici negli anni Novanta, l’H5N1 ha compiuto in tre decenni un’espansione globale, passando dagli uccelli selvatici al pollame, fino a coinvolgere un numero crescente di mammiferi: volpi, orsi, gatti, bovini. Negli Stati Uniti sono stati segnalati anche casi umani, seppure rari.
Il salto di specie rappresenta il rischio maggiore: ogni nuova infezione offre al virus l’occasione di mutare e migliorare la propria capacità di adattamento. Per questo i ricercatori stanno utilizzando droni, sensori ambientali e nuove tecnologie di analisi per tracciare la diffusione del contagio lungo la costa pacifica.
Per la popolazione il rischio resta basso, ma le autorità invitano alla prudenza: non avvicinarsi agli animali, non toccare carcasse, tenere lontani i cani. Piccole precauzioni che servono a proteggere sia la salute pubblica sia una delle colonie simbolo della biodiversità californiana.
Sulle spiagge di Año Nuevo, intanto, la vita continua sotto osservazione costante. Ogni nuovo cucciolo malato è un segnale da decifrare.
